Il Roero Arneis ha conosciuto uno sviluppo rapido e costante, soprattutto a partire dagli anni Settanta del Novecento. Oggi, con oltre 900 ettari di vigneti, questo vino bianco rappresenta una delle principali espressioni enologiche del Roero. La sua espansione, tuttavia, è legata a una storia di recupero. In passato, prima dell’arrivo della fillossera, il vitigno Arneis era più diffuso nelle colline del Roero, ma la devastazione portata dal parassita aveva quasi annullato la viticoltura, sostituita da altre coltivazioni più redditizie. Durante la prima metà del Novecento, la viticoltura era associata a un’agricoltura mista, con vigneti affiancati da orti, frutteti e altri coltivi. Il Piemonte, infatti, era noto per la sua predominanza nella produzione di vini rossi, con i bianchi relegati a una minoranza, tra cui il Moscato d’Asti.
Nel Roero, la riscoperta dell’Arneis avviene lentamente. Alla fine degli anni Sessanta, Giovanni Negro, giovane agricoltore, si appassiona al vitigno, scoprendo dai documenti storici che l’Arneis aveva avuto un ruolo fondamentale nella zona. Negli anni Settanta, Negro e altri agricoltori locali iniziano a vinificare l’Arneis, partendo da pochi filari sparsi per la zona. Nonostante le difficoltà iniziali, tra cui la difficoltà a reperire uve, i produttori di Roero Arneis continuano a sperimentare e promuovere il vino, portandolo a una fiera a Torino nel 1970, dove il successo è immediato. La sua diffusione cresce rapidamente, soprattutto grazie all’intuizione di Negro, che coordina nel 1977 il progetto per ottenere la Doc per il Roero Arneis. La Doc arriva nel 1989, e il 2005 segna l’importante passaggio a DOCG, confermando la qualità del vino. Nel 2013 viene costituito il Consorzio per la Tutela del Roero, consolidando ulteriormente l’identità del territorio.
Un altro passo decisivo nella valorizzazione del Roero Arneis arriva con l’emanazione del nuovo disciplinare nel 2017. Il nuovo regolamento introduce novità significative, come l’opportunità di non menzionare il vitigno in etichetta, una possibilità che ha incontrato l’interesse di alcune aziende, ma che non ha avuto un impatto generalizzato. Il disciplinare definisce anche le caratteristiche delle diverse tipologie di vino: oltre al Roero Arneis, vengono introdotti il Roero Arneis Riserva e il Roero Arneis Spumante, consolidando ulteriormente la diversificazione dei prodotti. Un altro aspetto importante è la zona di origine delle uve, che rimane limitata a una specifica area dei comuni del Roero, con una chiara delimitazione delle menzioni geografiche aggiuntive. Queste menzioni permettono di valorizzare ulteriormente il carattere del territorio, creando opportunità per una maggiore personalizzazione dei vini.
Nel complesso, la storia del Roero Arneis rappresenta un esempio di perseveranza e innovazione, che ha trasformato un vitigno quasi dimenticato in uno dei principali ambasciatori del Piemonte nel mondo. Il successo del Roero Arneis non è solo il frutto del lavoro di singoli produttori, ma di un’intera comunità che ha saputo riscoprire le proprie radici e puntare sulla qualità per far conoscere il territorio a livello internazionale.
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