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Fara e Sizzano, simili ma non uguali

Scopri i vini storici di Fara e Sizzano, simboli dell'Alto Piemonte, con una tradizione vinicola unica, in un territorio ricco di storia.

Paolo Valente
Fara e Sizzano, simili ma non uguali

Il Nord del Piemonte, o “Alto Piemonte”, sta guadagnando sempre più interesse grazie alla sua viticoltura tradizionale e alla qualità dei suoi vini, principalmente a base di Nebbiolo (chiamato localmente Spanna). Questo territorio vanta una lunga storia vinicola, con suoli eterogenei e un microclima che beneficia delle escursioni termiche derivanti dalla vicinanza al Monte Rosa. Il risultato è una produzione di vini eleganti e raffinati, molto apprezzata dal pubblico. Tra le dieci denominazioni del territorio, spiccano Ghemme Docg, Sizzano Doc e Fara Doc, che si trovano nella Valsesia. Seppur con caratteristiche distintive, queste denominazioni presentano molte similitudini, in particolare per quanto riguarda le varietà di uve e i disciplinari di produzione.

La viticoltura in questa regione ha radici antiche, risalenti ai Romani. Fara, citata da Plinio il Vecchio, è stata una zona vinicola apprezzata fin dal Medioevo, quando i monaci ne coltivavano la vite. Sizzano, anch’essa di origine romana, ha guadagnato fama grazie a Camillo Benso Conte di Cavour, che paragonò i suoi vini a quelli della Borgogna. Nel XIX secolo, il poeta Luigi Pedrana celebrò l’eccellenza dei vini locali, simbolo della qualità della produzione.

Le denominazioni Sizzano e Fara sono state istituite nel 1969 e presentano disciplinari molto simili. Entrambe producono vini rossi con la presenza predominante del Nebbiolo (dal 50% al 70%), accompagnato da Vespolina e Uva Rara (Bonarda Novarese) in percentuali variabili. I vigneti sono situati tra i 180 e i 350 metri di altitudine, con rese massime che garantiscono la qualità del prodotto: 9.000 chilogrammi per ettaro nel Sizzano, 10.000 nel Fara, ridotte per la Riserva. I vini vengono maturati in legno per periodi che vanno dai 12 mesi per il Fara ai 16 mesi per il Sizzano, con un invecchiamento minimo di 22 mesi per il vino classico e 34 mesi per le Riserve. Questo processo consente di ottenere vini di grande struttura e complessità.

Nel 2022, la produzione di Fara Doc si è limitata a circa 16.000 bottiglie, mentre quella di Sizzano Doc è stata di 21.000 bottiglie. Entrambe le denominazioni fanno parte del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, un’organizzazione che promuove l’intera area vinicola, cercando di unire le diverse denominazioni sotto un unico marchio. Sebbene la produzione di Fara e Sizzano sia contenuta, il Consorzio spera in un aumento dei produttori attivi, con l’arrivo di nuove generazioni di vignaioli.

Dal punto di vista organolettico, i vini delle due denominazioni si caratterizzano per un colore rosso rubino con riflessi granato, un bouquet fruttato di frutti di bosco rossi e note floreali di violetta, insieme a sentori speziati. Al palato, si rivelano intensi, minerali, con tannini morbidi e un buon equilibrio. Si abbinano perfettamente a piatti saporiti come carni arrosto, brasate, cacciagione e formaggi stagionati. Tipici della zona sono anche piatti locali come la paniscia, un risotto con salsiccia, verdure e legumi.

Seppur limitata, la produzione di Fara e Sizzano sta mantenendo stabilità e c’è ottimismo per una possibile crescita grazie alla crescente attenzione verso queste denominazioni storiche.

Leggi l’articolo completo nel primo numero del 2024!

Articolo scritto da Paolo Valente
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