Il vitigno Dolcetto e il suo vino hanno radici profonde nelle colline di Langa, un dialogo che ha resistito al tempo, alle mutazioni climatiche e ai cambiamenti del mercato. Negli anni Ottanta e Novanta, il Dolcetto d’Alba raggiungeva quasi 2.000 ettari di superficie vitata, con una produzione annua vicina ai dieci milioni di bottiglie. Oggi, questi numeri si sono drasticamente ridotti, sollevando domande sulle cause di questa involuzione. Tuttavia, il valore del Dolcetto d’Alba risiede nella sua biodiversità e nel suo legame indissolubile con il territorio e la gente delle Langhe.
Alcuni appunti sul vitigno Dolcetto
Il Dolcetto è riconoscibile per le sue foglie rossicce che, in autunno, colorano le colline albesi. Questo vitigno, legato alla provincia di Cuneo e, in minor parte, ad Asti, è una testimonianza di biodiversità. Probabilmente nato dall’incrocio tra due vitigni ormai scomparsi, Moissan e Dolcetto bianco, il Dolcetto ha trovato il suo habitat ideale nelle colline delle Langhe, specialmente nei terreni marnosi, asciutti e ben esposti. Questo vitigno selettivo predilige le terre bianche ricche di calcare e le altitudini che favoriscono escursioni termiche significative, evitando i terreni argillosi e troppo freschi.
Il Dolcetto d’Alba, con la sua capacità di accumulare zuccheri e la dolcezza degli acini, si contraddistingue per la sua piacevolezza. Questa caratteristica, insieme alla sua resilienza nel tempo, ne fa un vino adatto alla tavola quotidiana e ai grandi piatti della tradizione langarola, come la “cognà”, una marmellata di uva arricchita con frutti complementari.
Le regole del Dolcetto d’Alba
La denominazione Dolcetto d’Alba Doc è stata riconosciuta nel 1974. Le tipologie riconosciute sono due: Dolcetto d’Alba e Dolcetto d’Alba Superiore. La zona di origine si estende su 37 comuni, principalmente in provincia di Cuneo. La coltivazione del Dolcetto d’Alba richiede esposizioni ottimali delle aree collinari fino a 650 metri sul livello del mare, con una densità di impianto minima di 3.300 ceppi per ettaro. La produzione massima è fissata a 9.000 chilogrammi di uva per ettaro. La resa uva-vino è limitata al 70%, con un periodo di maturazione obbligatorio solo per la tipologia Superiore, che deve rimanere in cantina almeno 12 mesi.
Il Dolcetto d’Alba si distingue per la sua ricchezza cromatica, le note floreali e fruttate al naso, e una struttura tannica ben definita. L’equilibrio è il suo tratto distintivo, con un finale ammandorlato che stimola il consumo. Pur non essendo noto per la sua longevità, il Dolcetto d’Alba può sorprendere per la sua capacità di resistere nel tempo, rendendolo un vino con una dimensione internazionale.
Sfide e prospettive del Dolcetto d’Alba
Negli ultimi decenni, il Dolcetto d’Alba ha affrontato sfide significative. La riduzione delle superfici vitate e la competizione con altre denominazioni, come la Doc Langhe, hanno contribuito alla sua involuzione. Una delle proposte per valorizzare questo vitigno include l’incentivazione della coltivazione nelle aree collinari più elevate, dove il Dolcetto può esprimere al meglio le sue caratteristiche.
Inoltre, un ritorno a uno stile più tradizionale, che valorizzi l’armonia olfattiva e sapida del Dolcetto d’Alba, potrebbe ridare slancio a questo vino. La presenza della DOC Langhe ha complicato ulteriormente la situazione, con molti produttori che preferiscono etichettare il loro vino come Langhe Dolcetto o Langhe Rosso, favorendo una maggiore facilità di mercato.
Nonostante queste difficoltà, il Dolcetto d’Alba rimane un simbolo di biodiversità e tradizione, rappresentando un patrimonio vitivinicolo che merita di essere preservato e valorizzato.
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