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Ronchi e Rio Sordo, emblematici dei versanti est e ovest di Barbaresco

Scopri il Rio Sordo e il Ronchi, due cru storici di Barbaresco che esprimono eleganza, complessità e longevità. Vini di grande qualità.

Michele Longo
Ronchi e Rio Sordo, emblematici dei versanti est e ovest di Barbaresco

Cominciamo da Rio Sordo

Dimensione: 25,06 ettari di cui 13,19 rivendicati come MeGA. Produzione totale 2021: 741,17 ettolitri. Altitudine: da 190 a 315 metri s.l.m. circa. Esposizione: da ovest a sud-ovest per il versante meglio esposto; nord-ovest e da nord a nord-est nelle restanti parti. Nel 2021, otto produttori hanno rivendicato la MeGA. Altri vitigni piantati: Barbera; Dolcetto e altre varietà a bacca nera.

Rio Sordo è un lungo crinale con esposizione principalmente sud-ovest situato nella parte meridionale del comune di Barbaresco, tra la Frazione Tre Stelle e la collina del Pora. Tra le MeGA è una delle meno elevate del Versante Occidentale del territorio di Barbaresco, non lontano dal fiume Tanaro. Il terreno è argilloso-calcareo, caratterizzato dalle tipiche Marne di Sant’Agata Fossili Laminate (composte da limo 58%, argilla 30%, sabbia 12%), con percentuali di calcio medio-basse, ricche di sali minerali e di sorgenti naturali.

La menzione della Borgata Rio Sordo era già presente nella mappa compilata da Domizio Cavazza nel 1908, inserita come zona di particolare pregio. Sulle vecchie mappe del luogo era presente il nome Rivo Sordo, un piccolo rio che scorre in prossimità della MeGA nel fondovalle, a cui hanno dato verosimilmente questo nome per via delle sue dimensioni contenute e per il suo flusso d’acqua silenzioso o poco rumoroso. 

Situato nella parte più a sud del comune di Barbaresco, con una altitudine massima non elevata, è meno esposto alle correnti fresche che arrivano da nord nei primi mesi della stagione vegetativa. Il microclima più caldo dona vini eleganti, morbidi e vellutati, con tannini sempre ben le vigati e integrati e con un frutto maturo e rotondo. Il Rio Sordo tende a rivelare anche delicate note balsamiche e minerali. Pur esprimendosi sempre in modo equilibrato, in generale dà il meglio di sé nelle annate più fresche e tardive. Rio Sordo è il perfetto connubio tra complessità, austerità e grande eleganza.

Ci siamo confrontati con alcuni dei produttori storicamente legati a questa MeGA per capire a fondo come questo Barbaresco si caratterizzi e si differenzi da altri del territorio di Barbaresco.

ronchi rio sordo

Aldo Vacca (Produttori del Barbaresco): “È uno degli ultimi arrivati dei cru della Produttori del Barbaresco, vinificato e imbottigliato in purezza per la prima volta nel 1978 e, forse per la prima volta, commercializzato in maniera significativa. Il Rio Sordo è il nome del piccolo rigagnolo, quasi sempre asciutto, presente nel fondovalle; se fossimo a Napa sarebbe “Dry Creek”, qui invece diventa Rio Sordo. I Barbaresco Rio Sordo sono sempre eleganti, avvolgenti e setosi, ma dietro questa naturale armonia si cela una struttura importante che dona al vino complessità e ottima longevità. Nel 2016, annata in cui tutti i nostri cru hanno dato ottimi risultati, il Rio Sordo è forse quello che più di tutti ha superato le attese: alla sua naturale setosità ha saputo abbinare grande potenza e un corpo pieno. Se fosse musica sarebbe una sonata di Haendel, elegante, avvolgente, armoniosa.”

Davide e Riccardo Sobrino (Cascina delle Rose): “Abbiamo iniziato a vinificarlo nel 1985. Qui noi abbiamo piantato solo Nebbiolo da Barbaresco. Dona sempre vini di grande equilibrio, forse anche grazie alla nostra vecchia vigna che risale al 1958. I Barbaresco di Rio Sordo sono vini complessi, caratterizzati da note di frutti rossi maturi, sentori floreali, di spezie dolci, di tabacco e lievemente terrosi. Vini di grande eleganza e finezza, rappresentano l’equilibrio perfetto tra la potenza tannica del Nebbiolo e la delicatezza e la complessità aromatica tipica del Barbaresco. Tra le ultime annate, la 2013, la 2019 e la 2021 ci hanno davvero impressionato. Se il nostro Barbaresco Rio Sordo fosse un brano musicale, sarebbe probabilmente un’opera classica elegante e complessa, con un crescendo di emozioni e profondità, come il “Clair de Lune” di Debussy”.

Emanuele Musso (Musso): “La cascina Rio Sordo, di nostra proprietà dal 1965, fa parte del complesso originale di costruzioni della frazione Rio Sordo risalente al 1800. Nella MeGA Rio Sordo abbiamo 4 diverse particelle, per un totale di 2,39 ettari. Quella situata in corrispondenza del ‘Bricco Rio Sordo’ ha una pendenza minore, in quanto localizzata proprio sulla cima della collina. Le altre particelle hanno pendenza maggiore ma non eccessiva; quella con il valore maggiore è situata sul versante con direzione Alba. Seguiamo una vinificazione tradizionale; alla fermentazione facciamo seguire la macerazione a cappello sommerso per circa 30/40 giorni. Terminate queste fasi, il vino viene travasato in botti da 50 ettolitri dove resta un anno e in seguito va in botti da 25 ettolitri per ulteriori 12 mesi, per una maturazione totale di 24 mesi. Le annate a cui siamo particolarmente legati sono la 1979, 2001 e la 2016; tutte annate importanti in termini di struttura e longevità. La 1979, in particolare, aveva una grandissima finezza. Il Rio Sordo sa coniugare come pochi struttura, complessità, potenziale d’invecchiamento con finezza, eleganza e morbidezza. Se fosse musica sarebbe una melodia di Vivaldi o, per venire a tempi più moderni, a un brano dei Pink Floyd come ‘Wish you were here’”.

I caratteri della menzione Ronchi

Dimensione: 18,00 ettari di cui 4,9 rivendicati come MeGA. Produzione totale 2021: 258,20 ettolitri. Altitudine: da 190 a 290 m s.l.m. circa. Esposizione: est. Nel 2021, 4 produttori hanno rivendicato la MeGA. Altri vitigni piantati: Barbera; Dolcetto e altre varietà a bacca nera e bianca.

Si trova nel Versante Orientale di Barbaresco e precisamente, provenendo da nord, dopo aver superato i crinali di Montefico e Montestefano, accanto alla MeGA Cottà già in comune di Neive.

Si tratta anche qui di terreni di origine tortoniana (Marne di Sant’Agata Fossili). Terreni con marne bluastre, calcaree, franco limosi (ovvero con buona presenza di limo, rispetto alle componenti argillose e sabbiose, che facilita uno stress idrico “controllato”). Nella parte alta della collina le pendenze sono più accentuate, anche oltre il 30%, mentre da metà collina in giù le pendenze sono più dolci, intorno ai 10%.

Il toponimo Ronchi era già riportato nel Catasto Napoleonico di inizio Ottocento, conservato presso il Comune di Barbaresco. Questo termine per alcuni era sinonimo di collina molto impervia, per altri, invece, la parola “Ronchi” deriva dal verbo “roncare” (ovvero tagliare la legna), da cui si desume si trattasse di una zona boschiva di particolare pregio, utilizzata per la produzione di legna.

Il primo a produrre uve Nebbiolo da questo crù fu Carlo Rocca (trisnonno di Giancarlo Rocca, dell’azienda Ronchi e di Monica, Paola e Daniela Rocca dell’Azienda Albino Rocca), che iniziò con i primi impianti alla fine del ‘800. In qualità di socio fondatore delle Cantine Sociali di Barbaresco costituita a Barbaresco nel 1894 da Domizio Cavazza, Carlo Rocca, conferiva a quel tempo le uve prodotte da questo vigneto alla cooperativa, ed era già menzionato sulla mappa del Barbaresco del 1908 proprio nel Ronchi.

È una MeGA che si caratterizza per complessità, ampiezza, struttura, potenza e profondità. Per questo il suo Barbaresco necessita di un affinamento in bottiglia più lungo rispetto ad altri.

Le annate migliori sono quelle equilibrate dal punto di vista climatico, ovvero con la giusta alternanza di eventi atmosferici lungo le diverse fasi di sviluppo della vite.

L’elemento che più caratterizza questo cru è la costanza produttiva a livello qualitativo anche in presenza di situazioni molto diverse dal punto di vista climatico. Si fa sempre apprezzare per la grande armonia sia all’olfatto che al sapore e ha un’ottima propensione all’invecchiamento.

Ci siamo rapportati con i due produttori storicamente legati a questa MeGA per capire i caratteri di questi vini anche in confronto con le altre zone del territorio di Barbaresco.

Giancarlo Rocca (Azienda Agricola Ronchi): “La vinificazione delle uve Nebbiolo della MeGA Ronchi è da sempre sviluppata nella nostra azienda, fin da quando era conosciuta come Rocca Giacomo e Figli, dalla quale sono poi nate le due realtà aziendali di oggi, ovvero la nostra Azienda Agricola Ronchi e l’Azienda Agricola Albino Rocca. Produciamo uve Nebbiolo da Barbaresco solo in questa MeGA e quindi, da quando abbiamo iniziato a vinificarle (inizio Novecento), abbiamo lavorato per ottenere la massima qualità possibile. Abbiamo iniziato a riportare la dicitura Ronchi in etichetta a metà degli anni Ottanta. Il nostro Barbaresco 1971, in cui non era ancora riportato ‘Ronchi’ in etichetta, ma comunque prodotto solo con uve di questo vigneto, venne selezionato in una degustazione alla cieca come prototipo del Barbaresco da presentare ai sommelier provenienti da tutta Italia. Fu un’ottima credenziale per far conoscere il Barbaresco dell’Azienda Agricola Ronchi, allora gui data da mio papà Alfonso. Trattandosi di un sorì del mattino, anche nelle annate calde i risultati sono buoni. Tra le annate memorabili più recenti sicuramente c’è la 2016, ma ho grandi ricordi e belle sensazioni anche quando penso alle 1999, 2001, 2004 e 2005.

Se Ronchi fosse musica classica, direi ‘Le quattro stagioni’ di Vivaldi, ma io preferisco una musica più contemporanea e allora dico i cantautori italiani come De Gregori, Dalla e Vecchioni”.Monica Rocca (Azienda Agricola Albino Rocca): “La nostra famiglia ha sempre coltivato Nebbioli in questo vigneto. Dopo il nostro trisnonno Carlo, la conduzione dell’azienda è passata a nostro bisnonno Giacomo che, a soli 7 anni, coadiuvato dalla madre Carolina, proseguì nella coltivazione di uve Nebbiolo, iniziando però anche a vinificare qualche bottiglia di vino Nebbiolo e Barbaresco. Nostro nonno Albino e poi soprattutto nostro padre Angelo hanno cominciato a vinificarlo come singola vigna (Barbaresco Brich Ronchi) a partire dal 1990 (dal 1985 al 1989 Angelo assemblava le vigne Ronchi e Loreto, per la produzione della sola etichetta ‘Barbaresco’. Grazie alla sua esposizione a sud-est, alle caratteristiche del terreno e anche all’età del vigneto (che varia dai 50 ai 75 anni), è il cru che si presta meglio nell’attendere gli ultimi giorni di vendemmia. È un Barbaresco che necessita di tempo per esprimere il meglio di sé, meno pronto, per esempio, dei nostri Barbaresco Montersino oppure Barbaresco Ovello Vigna Loreto. Sicuramente è un vigneto che, rispetto agli altri Barbaresco da noi prodotti, ha sempre manifestato un carattere più “marcato”, incisivo e, anche nelle annate più siccitose, preserva il suo carattere, performando sempre in modo costante dal punto di vista qualitativo. Esprime sovente sentori di prugna rossa, spezie, cuoio, incenso e note mentolate e di sottobosco. Ha tannini molto fitti e incisivi, ma risulta sempre molto attraente, austero. Se fosse musica sarebbe ‘It’s only Rock’ n’ roll’ dei Rolling Stones”.

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Articolo scritto da Michele Longo
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