Trent’anni di La Luna e i Falò, Barbera simbolo nella storia del vino piemontese

Festeggia le trenta vendemmie “La Luna e i Falò”, la Barbera d’Asti Superiore Docg simbolo di Vite Colte, il protocollo produttivo più ambizioso della cantina piemontese

Ottobre 2019
Trent’anni di La Luna e i Falò, Barbera simbolo nella storia del vino piemontese

 

Uscirà sul mercato a inizio 2020 il millesimo 2017, il trentesimo dalla nascita nel 1987, della Barbera d’Asti “La Luna e i Falò”, divenuta in seguito Superiore e infine Docg e lo festeggia con i tre bicchieri della guida Vini d’Italia Gambero Rosso.

È, questa Barbera, l’etichetta più conosciuta nel mondo della cantina Terra da Vino e porta il nome di una famosa opera dello scrittore Cesare Pavese, storia di una crescita e di un riscatto così come è stato anche quello della Barbera in Piemonte, vitigno amato, popolare, il più diffuso di tutti, ma anche, per molti anni, il più sottovalutato.

Ma questo vino ha segnato la storia della cantina perché è nato con l’obiettivo di valorizzare il vitigno, creando un protocollo vitivinicolo che, in tempi in cui nelle cantine sociali non si guardava molto per il sottile, permetteva invece solo alle uve migliori di far parte della selezione destinata alla produzione della Barbera d’Asti “La Luna e i Falò”. Si può quasi dire che questo è stato, forse è ancora, un vino che ha insegnato molto ai viticoltori.

Protagonista, a partire dal 1997, del progetto Superbarbera, dotato di un suo disciplinare interno che dettava con puntiglio pratiche agronomiche ed enologiche precise, dalla potatura alla vendemmia, è stata prima di tutto una selezione di viticoltori, per la qualità delle uve che negli anni hanno saputo conferire alla cantina e poi una selezione di vigneti che ha portato alla mappatura di 60 ettari vitati dichiarati idonei nei comuni di Nizza Monferrato, Calamandrana, Agliano e Rocchetta Tanaro in provincia di Asti.

Esempio virtuoso di condivisione di obiettivi tra l’azienda e i soci conferenti che hanno adattato le scelte produttive a metodi di coltivazione più compatibili – suggeriti dal team di agronomi – pur di ottenere uve migliori, ha permesso anche di raccogliere informazioni preziose per costituire una banca dati che consenta di correlare le tecniche colturali e la qualità del vino.

Se poi, come nel caso dell’annata 2017, ci si mette anche un andamento climatico favorevole per le uve Barbera, la qualità in bottiglia è assicurata.