Torna la Prima dell’Alta Langa

Una location storica e ricca di fascino, il Teatro Regio di Torino, ha accolto la sesta edizione dell’anteprima dell’Alta Langa, la Docg piemontese del Metodo Classico prodotto in diversi comuni delle province di Alessandria, Asti e Cuneo.

Aprile 2024
Torna la Prima dell’Alta Langa

“Il Teatro Regio è stata la cornice perfetta per la nostra degustazione annuale – commenta la presidente del Consorzio Mariacristina Castelletta -. Il Regio è uno dei templi della cultura italiana, un luogo con un design unico al mondo per la sua eleganza e maestosità, rispecchia ciò che desideriamo per la nostra denominazione: un profilo e uno stile altissimi, un’eccellenza con una grande storia, di cui essere orgogliosi”.

Questa edizione ha rappresentato un record in termini di adesioni e di partecipazione: 1500 presenze tra operatori e stampa, 65 produttori presenti con più di 150 diversi vini in degustazione, dal millesimo più recente tra quelli in commercio, il 2020, a quelli più maturi, conservati per lungo tempo nelle cantine dei produttori.

Il livello qualitativo dei prodotti in degustazione si è rivelato, come già riscontrato nelle scorse edizioni, molto alto e in linea con le aspettative; anche le aziende che per la prima volta hanno partecipato alla manifestazione hanno presentato spumanti di grande interesse e qualità.

Da segnalare una sempre maggiore presenza dello Chardonnay nella composizione ampelografica degli Alta Langa – che, da disciplinare, può avvalersi dell’apporto di Pinot nero e Chardonnay – a tutto vantaggio di una maggiore facilità di approccio e maggiormente in linea con il gusto dei consumatori attuali.
Nonostante il residuo zuccherino effettivo si mantenga, in media, piuttosto basso, si rileva al palato una buona morbidezza derivata, probabilmente, dalla maturità dell’uva al momento della raccolta; anche questo fattore contribuisce a rendere l’Alta Langa un prodotto apprezzato dal mercato.

Il disciplinare di produzione definisce dei periodi minimi di sosta sui lieviti di per sé elevati: 30 mesi che salgono a 36 mesi per la versione Riserva. Nonostante questi limiti siano i più lunghi tra le denominazioni italiane, la maggioranza dei produttori lascia i propri vini sui lieviti oltre il termine minimo. Molti soltanto qualche mese in più, un buon numero anche 48 mesi e oltre; alcune aziende, poi, si avvicinano o superano la soglia dei 100 mesi. Questo restituisce prodotti di eccellente qualità, dalla grande complessità gusto olfattiva e con una potenzialità di tenuta al tempo molto alta.

 

Paolo Valente

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