NOCCIOLA PIEMONTE, USI E CONSUMI

Territorio
22-Mar-2018

CORRADO OLOCCO







Il boom produttivo è l’aumento della domanda dal settore artigianale



  • TORTINO ALLA NOCCIOLA
  • NOCCIOLE IN GUSCIO
  • NOCCIOLE TOSTATE E TORTA DI NOCCIOLE

 

Da diversi anni si parla di crescita quantitativa del settore corilicolo nazionale e il netto calo produttivo del 2017 (circa il 40 per cento in meno rispetto al 2016), dovuto a un’annata difficile a causa delle anomalie climatiche (gelate a fine aprile, caldo torrido e siccità prolungata in estate), è considerato solo un incidente di percorso. Nelle regioni storicamente vocate gli impianti continuano ad aumentare, mentre in alcune aree dove questa coltivazione era pressoché sconosciuta ora si comincia a guardare alla nocciola con interesse sempre crescente. A innescare il boom produttivo è l’aumento della domanda, non soltanto da parte della grande industria, ma anche dal settore artigianale, legato a pasticceria e gelateria. Senza contare il numero crescente di piccoli (a volte piccolissimi) produttori che, oltre a trasformare in proprio le nocciole, si stanno dedicando sempre di più alla produzione di dolci. In assenza di numeri ufficiali, per intuire la portata di questo fenomeno, è sufficiente fare un giro tra le bancarelle della Sagra della nocciola di fine agosto a Cortemilia e di altre rassegne che si svolgono nei paesi di Langa, o magari andare ad Alba durante la Fiera del Tartufo o Vinum. Si potrà notare che sono sempre di più i venditori di creme, biscotti e torte alla nocciola.

Lavoratori in proprio

 NOCCIOLI IN FIORE, PROMESSE DI PRODUZIONESecondo Giulio Traversa (direttore di Piemonte Asprocor) sono ormai una cinquantina nelle Langhe i corilicoltori che lavorano il proprio prodotto. A loro favore gioca la gestione familiare delle aziende, che permette di ridurre i costi, e il sostegno ricevuto negli ultimi anni dal PSR (Piano di Sviluppo Rurale), come conferma Fabio Canova (titolare de La gentile di Cortemilia, azienda di trasformazione di nocciole): “I microproduttori che fanno creme sono, in un certo senso, “figli” degli ultimi PSR, che hanno favorito chi creava laboratori, assegnando punteggi elevati e finanziamenti fino al 40%. Negli ultimi anni nella zona di Cortemilia sono stati realizzati una ventina di impianti da laboratorio. La tendenza è a non vendere più, ma a trasformare in proprio”. Anche Roberto Ranuschio (Antichi sapori di Langa di Torre Bormida) ribadisce questo sviluppo: “Sono molte le aziende che producono creme alla nocciola. Il mercato le cerca e c’è una grande attenzione verso le produzioni bio e Igp. Oggi, chi può salta un passaggio e produce direttamente semilavorati destinati alla pasticceria o alla gelateria, come pasta, granella, nocciole tostate e polvere di nocciole”. Uno dei primi a trasformare in proprio le nocciole dell’Alta Langa è stato Stefano Robaldo. Il produttore di Cravanzana ha iniziato nel 1999 e produce soprattutto semilavorati per la pasticceria, settore nel quale la nocciola d’Alta Langa fa risaltare al meglio le proprie qualità organolettiche. “C’è notevole differenza tra la nocciola delle Langhe e quelle del resto del Piemonte o di altre parti del mondo. L’Alta Langa è il cru della nocciola, con una qualità del prodotto superiore. Anche nella vaschetta del gelato a -18 gradi si sente ancora il profumo di nocciola”, afferma Robaldo, che conferma la crescita delle piccole realtà artigianali. “In alta Langa la volontà di trasformare direttamente è più diffusa che altrove. C’è una grande richiesta di prodotto a chilometro zero. Lo sbocco naturale per le nocciole di questa zona è la gelateria e la pasticceria e non c’è difficoltà a venderle. Specie in annate difficili come il 2017 si è vista la differenza di qualità tra le nocciole di Alta Langa e quelle di altre aree”.

Comanda l’industria

Seppure le aziende che trasformano nocciole e producono dolci stiano crescendo, tuttavia si tratta ancora di numeri piccoli in rapporto alla quantità di nocciole lavorate dalla grande industria. Secondo Pier Giorgio Mollea (presidente di Marchisio Nocciole, azienda di trasformazione a Cortemilia) le piccole realtà attive in Langa sono numerose, ma non utilizzano più dell’1-2% della produzione locale, mentre il 60-70% viene assorbito dall’industria dolciaria, che in Piemonte significa soprattutto Ferrero e Novi, anche se altre importanti aziende dolciarie (Venchi, Caffarel e Lindt ad esempio) stanno puntando sempre di più sulle nocciole piemontesi. “Stanno crescendo i comparti della gelateria e della pasticceria e la tracciabilità del prodotto è sempre più ricercata. È una chiara tendenza di mercato. Bisogna sapere da dove arriva il prodotto, il consumatore lo chiede.”, sottolinea Mollea.“La Venchi – prosegue Giulio Traversa - usa solo nocciole Piemonte Igp (circa 6-7 mila quintali all’anno), mentre la Novi utilizza circa 30mila quintali all’anno di tonda gentile trilobata. Diverso il discorso per la Ferrero: se usasse soltanto le nocciole del Piemonte, le esaurirebbe in un mese e mezzo, o forse anche meno.” Per avere in futuro più nocciole piemontesi a disposizione, nel 2015 l’azienda di Alba ha siglato un accordo con Regione e Ismea per piantare 5mila ettari di noccioleti in Piemonte entro il 2020, ma alla fine del 2017 aveva già quasi esaurito questo “bonus” di impianti. Accordi analoghi sono stati siglati dalla Ferrero anche con altre regioni (Lazio, Basilicata e Toscana), ma la produzione nazionale non basta a soddisfare il fabbisogno del colosso albese, che utilizza anche nocciole provenienti da Turchia (primo produttore mondiale), Azerbaijan, Cile (dove controlla oltre il 90% della produzione), Sudafrica e Georgia e per il futuro sta guardando anche ad altre nazioni, come il Canada e la Serbia. “Ovviamente le grandi aziende sono i maggiori consumatori di nocciole. La Ferrero è il primo utilizzatore di nocciole al mondo e la Lindt sta incrementando molto l’utilizzo della nocciola Igp. Il consumo della Piemonte Igp sta crescendo anche per certe produzioni di gelati, ma si tratta ancora di nicchie”, afferma Fabio Canova. “Nonostante molti lamentino un numero eccessivo di impianti nella nostra regione, – conclude – se in Piemonte la produzione non crescerà del 10-15% all’anno, non ci saranno abbastanza nocciole per soddisfare la domanda”. La Ferrero non è l’unica grande azienda dolciaria a cercare (o produrre) nocciole anche lontano dalla propria sede. La Loacker negli ultimi cinque anni ha fatto investimenti milionari in Maremma, mettendo a dimora oltre 25.000 piante in provincia di Grosseto, e per i prossimi anni si parla di circa 2.800 ettari di nuovi noccioleti tra Veneto, Friuli, Lazio e Toscana. Inoltre, più volte nei mesi scorsi si è fatto il nome di Ferrero e Novi per nuovi impianti previsti nel Pavese, mentre tra Veneto e Friuli sta crescendo l’interesse nei confronti della nocciola, in alcuni casi col sostegno tecnico da parte delle associazioni di categoria piemontesi.

Uno sguardo ai dati

Dando un’occhiata ai numeri e al mappamondo, si capisce come la nocciola sia sempre più globalizzata. Dal 2011 al 2015 l’Europa ha prodotto in media il 16% delle nocciole mondiali. Nello stesso arco di tempo, la produzione della Turchia è stata sul 65,8%. A livello europeo l’Italia è saldamente in testa alla graduatoria, con il 77% della produzione continentale. Seguono, molto staccate, Spagna (9,6%) e Francia (7,3%). Queste percentuali sono però destinate a cambiare nei prossimi anni, quando diventeranno produttivi gli impianti nelle aree balcaniche (Bulgaria, Macedonia, Serbia e Romania). La produzione italiana è circa il 10% di quella mondiale e quella piemontese si aggira sul 4 % di quella totale. In Piemonte, nonostante un disciplinare “piuttosto… generoso” permetta di coltivare nocciole in quasi tutta la regione, la produzione resta per ora concentrata nelle tre province meridionali. Nel 2016, su 20.854 ettari di noccioleti, 13.792 erano in provincia di Cuneo, 4.429 in quella di Asti e 2.022 in quella di Alessandria.Secondo i dati più recenti diffusi dal Consorzio di tutela, gli ettari complessivi coltivati a noccioleto nella nostra regione sono 23.298.  Di questi, 6.052 producono nocciole Igp. La maggior parte di ettari di noccioleti Igp è in Langa: 4.630. In pratica, circa un quarto dei noccioleti piemontesi è Igp, ma il 76% di quelli Igp è nelle Langhe. Un dato che conferma in un certo senso il primato qualitativo di quest’area rispetto al resto della regione. Ed è per questo che ormai da qualche anno si stanno cercando soluzioni che permettano di sottolineare meglio la qualità delle nocciole di Langa. Nei mesi scorsi si era anche parlato di creare una Dop, ma le notizie più recenti sembrano portare verso una soluzione diversa. A metà febbraio il Consorzio di tutela della nocciola Piemonte Igp ha infatti annunciato l’intenzione di avviare l’iter per modificare l’articolo del disciplinare relativo all’etichettatura, inserendo la possibilità di aggiungere al prodotto finito la dicitura “delle Langhe”. Le Langhe diventano un “cru” anche nella nocciola, proprio come nel vino.

 









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