IN GIAPPONE GIOCHIAMO IN DIFESA

Territorio
24-Sep-2018

MARCO NEGRO





Grande vettore della conoscenza dei prodotti agroalimentari sono i ristoranti di cucina italiana



  • BRINDISI TRA I GRATTACIELI IN GIAPPONE
  • RAGAZZE GIAPPONESI BRINDANO CON IL SOAVE
  • ABBINAMENTO TRA SUSHI E VINO BIANCO

ll Giappone è il mercato asiatico più importante per il vino italiano. Esistono inoltre delle affinità tra la cultura giapponese e quella italiana: entrambe, per esempio, sono accomunate da un profondo apprezzamento per la bellezza estetica. In Giappone palati sensibili, da lungo tempo educati alla conoscenza dei gusti occidentali, cercano anche “il buono” del Bel Paese. Qual è la situazione delle esportazioni di vino italiano verso il paese del Sol Levante?

Passione per il bello e il buono

Ciò che verrà analizzato si riferisce per buona parte ai consumi dell’enorme agglomerato urbano che unisce tre grandi città: Tokyo, Yokohama e Osaka, oltre alla capitale storica, la città di Kyoto. Si tratta di oltre 25 milioni di giapponesi che, in buona parte, amano l’Italia. Essi ne ammirano l’arte e ne apprezzano le specialità gastronomiche, in molti ne conoscono pure i classici della letteratura e del teatro. Grande vettore della conoscenza dei prodotti agro-alimentari continuano a essere i ristoranti di cucina italiana. Buona parte degli oltre ventimila ristoranti e trattorie italiane nell’area urbana di Tokyo sono gestite da giapponesi, con una grande differenza rispetto al resto del mondo: non esistono ristoranti farlocchi con il tricolore esposto. Un giapponese, per proprio atteggiamento culturale, non si improvvisa cuoco italiano. Per molti di loro c’è stato un percorso in qualche istituto alberghiero in Italia, oppure in ristoranti condotti da italiani.

É questa la chiave del successo dei vini italiani in Giappone: conoscenza e informazione, promosse da decenni dal canale della ristorazione. Parallelamente si è sviluppata un’intensa ed efficace opera di divulgazione. Diverse guide sono state tradotte in giapponese. I corsi amatoriali di sommelierato hanno consentito a molti giapponesi di avere le basi per la conoscenza del vino italiano. Si pensi ai quasi quarantamila sommelier e wine expert finora qualificati dalla Japan Sommelier Association. Il livello di preparazione degli operatori nipponici è mediamente alto: chi vende vino in un’enoteca non solo conosce bene i vini esposti, ne conosce le caratteristiche del territorio, del vitigno e talvolta delle diverse annate! È così che vini di piccole denominazioni sono conosciuti e distribuiti anche a Tokyo e Osaka! Quali vini italiani amano i giapponesi? In una sintesi, un po’ estrema… tutti! Non solo i grandi classici piemontesi, di cui molti degli addetti ai lavori conoscono bene le menzioni geografiche e le tipicità dei diversi territori. Le peculiarità delle molteplici cucine regionali nipponiche hanno consentito l’apprezzamento di molti dei vini bianchi italiani, soprattutto quelli caratterizzati da acidità e freschezza. Alle consumatrici e ai consumatori del paese del Sol Levante va anche riconosciuta una marcata passione per gli spumanti.

Una forbice sempre più ampia

La distribuzione del vino italiano in Giappone gode quindi di buona salute. Un’analisi delle statistiche di vendita rivelerà però qualche sorpresa. I dati sono quelli di WANDS, la rivista di riferimento per gli operatori professionali del settore vino e alcolici. Secondo questo organo ufficiale, nello scorso 2017, il mercato nipponico ha importato dall’Italia quasi 47 milioni di bottiglie! Le importazioni dall’Italia hanno subito una discreta frenata nel 2013 e nuovamente nel 2016. Con le esportazioni completate nello scorso anno, i produttori italiani hanno più o meno recuperato le posizioni perse negli ultimi anni.

La ripartizione per fasce di prezzo di vendita è la seguente:

•il 40% dei vini italiani viene venduto nella primissima fascia di prezzo 500-1’000 Yen, con un incremento del 13,9% rispetto l’anno precedente;

• il 33% dei vini italiani viene venduto nella fascia di prezzo 1’000-1’500 Yen, con un calo del 13,4% rispetto l’anno precedente;

• il 3% dei vini italiani viene venduto nella fascia medio-alta di prezzo 3’000-5’000 Yen, con una crescita del 13,6% rispetto l’anno precedente.

Il dato statistico mostra che a crescere sono stati i due segmenti più estremi dei vini italiani: il vino di prezzo più modesto e il vino di prezzo medio-alto. Se dovessimo parafrasare l’andamento delle vendite dei vini italiani in Giappone ai soli vini piemontesi potremmo dire: molto bene per gli spumanti da primo prezzo e per i rossi da lungo affinamento come Barbaresco e Barolo, difficile mantenere le posizioni per le varie denominazioni di Barbera.


Fattori di cui tenere conto

Le ragioni della contrazione di alcune fasce di consumo sono molte e articolate. Analizziamo alcune delle concause. Una di queste è da riferirsi agli aumenti dei listini all’esportazione. I produttori italiani sono talvolta costretti a ritoccare i loro listini, complici gli aumenti dei costi di produzione o dei materiali secchi (vetro, imballaggi). Questi aggiustamenti possono assumere un’incidenza importante sui vini di fascia di prezzo media (indicativamente i prezzi all’importatore tra 2 e 4 Euro). Va a questo punto ricordato che in Giappone l’aumento dei prezzi è quasi un tabù. Si tratta di una sottile questione etica e morale nei rapporti tra operatore commerciale e consumatore. In genere i distributori e le catene preferiscono delistare un vino, piuttosto di aumentarne il prezzo e “perdere la faccia”. Potremmo trovare difficile da comprendere questo modo di agire, ma in esso ci sono profonde implicazioni che si radicano nei concetti giapponesi di onore, dignità e reputazione.

Mano a mano che alcuni vini italiani venivano in passato delistati dalle enoteche, dai department store o dalle catene, si venivano a creare ovviamente delle nuove opportunità di inserimento. Chi ha maggiormente beneficiato di questi nuovi spazi? É un dato di fatto che il Cile sia passato dalla posizione di terzo esportatore di vini verso il Giappone nel 2012 a quella di primo esportatore nel 2015, sorpassando prima i vini italiani, poi i vini dei cugini d’oltralpe. I vini cileni continuano a crescere, con un incremento nello scorso anno di oltre il 5%. Una parte dello spazio è stato anche occupato dai vini spagnoli, che si presentano agli operatori nipponici con prezzi particolarmente aggressivi. Un esempio su tutti: il famoso Cava. Pur trattandosi di uno spumante ottenuto dalla rifermentazione in bottiglia, esso viene proposto a prezzi molto vicini a quelli dei nostri spumanti prodotti in autoclave.

La nazionale azzurra

In termini calcistici potremmo dire che la nazionale azzurra dei vini, pur avendo grandi attaccanti, nelle sue trasferte nel paese del Sol Levante gioca spesso in difesa. Attaccanti temibili sono quelli di lingua spagnola, siano essi catalani, spagnoli o cileni! Alcuni bravi centrocampisti italiani ci fanno a volte sognare, segnando punti inaspettati. É il caso dei vini Franciacorta, dei vini Soave di buona qualità e dei vini dell’Etna. Continuando però il paragone calcistico: cosa sta facendo l’allenatore? Una figura in grado di aggregare, in una visione comune, tutte le strategie delle esportazioni all’interno della filiera agro-alimentare non c’è. Ancora una volta, tutto è in mano alle tattiche temporanee messe in atto dai singoli vignaioli. Il frutto del loro lavoro è evidente: li troviamo sempre presenti nelle degustazioni, nelle serate a tema, al fianco dei ristoratori e degli enotecari. L’intero comparto è in trepidante aspettativa dei futuri benefici derivanti dal nuovo trattato di libero scambio tra Unione Europea e Giappone (il cosiddetto JEFTA), grazie al quale dovrebbe azzerarsi il dazio del 15% in valore sul vino. Nell’attesa, i produttori continuano la loro attività di promozione sperimentando anche qualcosa di nuovo. Per esempio, iniziando a parlare di abbinamento dei vini italiani con i piatti delle diverse cucine regionali giapponesi (non esiste solo il sushi!). Altri progettano logiche associative per ridurre l’incidenza dei costi di trasporto e di logistica. Il futuro del consumo giapponese di vino è in mano alle tante donne che hanno un ruolo attivo nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria; intercettare le loro prossime tendenze di consumo sarà un fattore di sicuro vantaggio. Infine, i più curiosi e aperti, iniziano ad approfondire l’affascinante cultura giapponese, per provare a comprendere il modo di pensare di un distributore di quel paese.









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