IL FUTURO “CRAFT” DEL MOVIMENTO BIRRARIO ITALIANO

Tendenze&Mercati
23-Mar-2018

ANDREA PIACENZA





Il numero dei birrifici artigianali italiani è cresciuto del 400%



  • LUPPOLO SELVATICO IN FIORITURA
  • BIRRE ARTIGIANALI A SCAFFALE
  • ASSORTIMENTO DI MARCA

Birra “viva”, così spesso viene definita la birra artigianale. Un aggettivo quanto mai adeguato per un prodotto che vivo lo è a tutti gli effetti, non essendo né filtrato né pastorizzato, e che secondo una vasta pubblicistica scientifica internazionale, con un consumo moderato, può avere effetti benefici sulla salute, essendo ricco di acqua, sali minerali, vitamine, aminoacidi, maltodestrine, enzimi, antiossidanti e fibre. E in termini di vivacità non è da meno il movimento birrario artigianale, che continua a essere in fermento e che negli ultimi anni ha registrato una crescita esponenziale, sia dal punto di vista dei consumi, sia da quello del numero dei birrifici attivi sul territorio nazionale. Lo studio internazionale “Economic Perspectives on Craft Beer. A Revolution in the Global Beer Industry” (“Prospettive economiche della birra artigianale. Una rivoluzione nell’industria brassicola globale”) appena pubblicato a cura di Christian Garavaglia, docente di economia presso l’Università di Milano Bicocca, e del professor Johan Swinnen, dell’Università di Lovanio (Belgio), ha evidenziato come il numero dei birrifici artigianali italiani è cresciuto del 400% nel corso di dieci anni (2005-2015) e continua a crescere. Per dare un’ulteriore idea della portata e della vitalità del fenomeno craft beer, l’Italia, dopo Stati Uniti, Spagna e Regno Unito, è la nazione che tra il 2010 e il 2015 ha fatto registrare la crescita annuale maggiore nel numero complessivo dei birrifici, davanti a Paesi con una vocazione brassicola storicamente più radicata, quali il Belgio e la Germania.

Quali sono i motivi che spiegano una tale esplosione in così poco tempo?
I consumi complessivi di birra nel nostro Paese non sono ancora ai livelli di altre nazioni europee e sono cresciuti solo nell’ultimo periodo poco sopra i 31 litri pro capite secondo i recenti dati di Assobirra, associazione dei birrai e dei maltatori che riunisce le principali aziende che producono e commercializzano birra e malto in Italia. Un trend di crescita sicuramente positivo, ma con numeri ancora molto lontani rispetto ai 144 litri pro capite della Repubblica Ceca, ai 108 dell’Austria e ai 105 della Germania. Il settore artigianale è cresciuto di più in termini percentuali, arrivando secondo i dati di Unionbirrai, associazione di categoria dei piccoli e indipendenti produttori di birra italiani, a superare il 3% del mercato, con l’obiettivo di raddoppiare tale percentuale nell’arco di un quadriennio.

Le birre artigianali e i festival dove trovarle

La birra artigianale è sicuramente uno dei prodotti che più si lega alla necessità di qualità della materia prima, oltre al fatto che il movimento delle craft beer in Italia è a oggi ancora molto connesso al territorio anche in termini di distribuzione, favorendo così un rapporto di fiducia nei confronti del consumatore, che spesso conosce direttamente la realtà produttiva. Un ruolo importante nella diffusione del movimento craft è giocato sicuramente dai festival dedicati alle birre artigianali, che hanno contribuito a portare fuori dai brewpub le creazioni dei mastri birrai e a farle conoscere al grande pubblico. Tanti sono gli eventi nati in questi anni, anche se in realtà solo alcuni hanno avuto la capacità e l’obiettivo di andare oltre l’idea di “festa della birra” e di approfondire gli aspetti culturali con workshop, laboratori e incontri.

Tra gli appuntamenti più interessanti troviamo Fermentazioni a Roma, uno dei saloni birrari ormai affermati nel calendario annuale degli eventi di settore, il premio Birraio dell’anno a Firenze, ideato dal network Fermento Birra, l’EurHop! Roma Beer Festival, salone internazionale della birra artigianale, e C’è Fermento - Grandi birre da piccoli produttori, in programma dal 21 al 24 giugno a Saluzzo (CN), un festival giunto alla nona edizione che ha visto un crescente successo di pubblico e ha saputo nel corso degli anni costruirsi una solida credibilità nel mondo birrario, grazie anche al forte legame con Slow Food e alla sua Guida alle Birre d’Italia. Non si può non citare Beer Attraction di Rimini, l’unico evento B2B in Italia rappresentativo dell’intera filiera birraria, in cui la birra artigianale è protagonista grazie al premio Birra dell’Anno, a cura di Unionbirrai. Il concorso premia le migliori produzioni artigianali italiane nelle varie categorie stilistiche di riferimento, assegnando anche il titolo di Birrificio dell´Anno al miglior produttore, che quest’anno ha visto trionfare il birrificio padovano Cr/Ak Brewery.

Infinite interpretazioni dello stesso stile

La sempre maggiore diffusione delle produzioni birrarie artigianali ha contribuito all’affinamento e all’evoluzione del gusto degli appassionati di birra. Sta piano piano sparendo l’abitudine a una sorta di omologazione, dovuta sia al processo produttivo delle birre industriali che prevede la pastorizzazione, sia all’approccio superficiale della maggior parte dei consumatori, che spesso si riduceva a una distinzione bionda/rossa/scura. La varietà di proposte dal mondo della birra artigianale virtualmente non conosce limiti, si pensi che quest’anno le categorie stilistiche in concorso a Rimini erano ben 41, e all’interno di esse la mano del mastro birraio fa sì che le interpretazioni dello stesso stile si differenzino in maniera significativa l’una dall’altra. Gli ultimi trend annunciano un ritorno alla predilezione per le basse fermentazioni, che con le Lager di ispirazione tedesca avevano segnato la nascita della scena artigianale italiana, assieme alle Ale di ispirazione belga. Si confermano ancora al top della scena le luppolate, di ispirazione inglese e statunitense, diventate una vera e propria moda negli ultimi anni. Si sono messe infine in evidenza di recente le fermentazioni spontanee, le “Sour”, le birre salate o quelle lattiche, che spingono verso un gusto ancora poco esplorato nel mercato italiano della birra e che aprono le porte a una maggiore presenza delle craft beer nella ristorazione di alto livello, che sempre più si sta adoperando per affiancare alla carta dei vini una carta delle birre artigianali.

Lo stile birrario Made in Italy

I birrifici artigianali italiani nel corso di questi anni si sono evoluti per uscire dal concetto di produzione esclusivamente locale o nazionale e far fronte a una domanda proveniente dall’estero, nell’ottica di esportare il Made in Italy che tanto successo ha avuto nel settore enogastronomico, sulla scia dell’affermazione del birrificio Baladin di Teo Musso, precursore e vero e proprio punto di riferimento del movimento. Ha senso parlare di italianità in un panorama dominato da stili birrari esteri e da parte della materia prima proveniente anch’essa da altre nazioni? Certamente. Innanzitutto per la tendenza alla trasformazione delle craft brewery nostrane in birrifici agricoli, che si producono direttamente la materia prima e che in alcuni casi stanno arrivando a una filiera al 100% italiana e, più in generale, per la vocazione all’uso di prodotti provenienti dal territorio di origine del birrificio, che ne caratterizzano le produzioni in maniera significativa (varietà di mais e altri cereali locali, frutta, miele...).

Infine da poco l’Italia si può fregiare di un proprio stile birrario, riconosciuto dal BJCP (Beer Judge Certification Program). Stiamo parlando delle IGA, Italian Grape Ale, che prevedono l’utilizzo di uva o mosto nella ricetta, spesso provenienti da vitigni autoctoni. Un vero e proprio punto di incontro tra il mondo del vino e il mondo della birra artigianale, un fenomeno in crescita al punto che oggi buona parte dei microbirrifici italiani, in collaborazione con le cantine locali, ne produce almeno uno stile. La birra artigianale in Italia è quindi oggi un fenomeno di tutto rispetto, trasformatosi da semplice passione nata in un garage a vero e proprio modello di business, con una normativa che ne ha definito finalmente i contorni, anche per far chiarezza di fronte alla reazione al fenomeno da parte dell’industria, che punta sempre più su linee cosiddette crafty per cercare di recuperare parte del terreno perso.  Con più di 1000 realtà tra birrifici veri e propri e beer firm, e considerando la giovane età della maggior parte dei mastri birrai, possiamo tranquillamente ipotizzare che il futuro della birra in Italia sarà sempre più craft.









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