Gli Italiani vivono con il freno tirato

Gli Italiani risparmiano sulle spese per l’abitazione, per abbigliamento, ricreazione e spettacoli, comunicazioni e perfino il bilancio della spesa per l’alimentare.

Maggio 2019
Gli Italiani vivono con il freno tirato

Una ricerca realizzata recentemente da Confesercenti e CER Ricerche, “2011-2020 L’Italia che non cresce” fotografa con efficacia il dato allarmante della frenata nella spesa delle famiglie italiane. Pare infatti che la debole ripresa iniziata nel 2014 abbia già esaurito la sua spinta. Confesercenti registra in particolare il forte impatto sul commercio – negli ultimi 8 anni ha perso 32 mila negozi in sede fissa – ma fa riflettere la considerazione che i consumi sono responsabili del 60% del valore aggiunto e che se si ferma la spesa degli Italiani si ferma anche il Pil, oggi ancora al di sotto dei livelli pre-crisi, che nel 2019 raggiungerà forse il dato 2011.
Gli Italiani risparmiano sulle spese per l’abitazione, per abbigliamento, ricreazione e spettacoli, comunicazioni e perfino il bilancio della spesa per l’alimentare che comprende anche le bevande, un tempo ritenuta lo zoccolo duro dei consumi, è calata del 6% (-2,6% solo nel trimestre gennaio-marzo 2019). Crescono solo le spese per sanità ed istruzione, ma non è un bel segnale.
Pesa per 2.530 euro in termini reali la riduzione della spesa media annuale delle famiglie italiane dal 2011 ad oggi – 322 euro a famiglia il taglio annuale sugli alimentari -, con un calo di 60 miliardi di euro – 8 miliardi nel settore alimentare – di spesa complessiva.
E pensare che l’export dell’agroalimentare italiano di qualità gode di buona salute, in crescita, ad esempio, del 15,1% nel quadrimestre gennaio-aprile 2019 sul 2018 (anticipazioni rapporto Istat).
In crescita invece ristoranti ed e-commerce: dal 2011 al 2018 i pubblici esercizi e altre imprese nella ristorazione sono aumentati del 10,1%, pari a 31 mila attività in più e i negozi su internet hanno avuto un incremento del 119,8%, pari a 11 mila in più. Sono in crescita i negozi specializzati in prodotti di pescheria, bevande, frutta e verdura, ma il tasso di sopravvivenza a 3 anni si sta riducendo: nei pubblici esercizi è solo del 44%.