Enrico Scavino, quel sorriso mite e rassicurante

Si è spento Enrico Scavino, uno dei produttori più apprezzati di Langa e autore del premiatissimo “Bric del Fiasc”, uno dei primi e più prestigiosi single vineyard del Barolo

Febbraio 2024
Enrico Scavino, quel sorriso mite e rassicurante

Domenica 25 febbraio 2024 si è spento uno dei produttori più apprezzati del mondo del Barolo. Enrico Scavino, con il suo sorriso mite e rassicurante, se n’è andato in punta di piedi, con quello stile che lo ha visto per anni protagonista concreto del settore vitivinicolo della Langa del Barolo, senza farsi mai coinvolgere nella polemica o dalla voglia di apparire.

Era nato a Castiglione Falletto nel 1940 (tra qualche settimana avrebbe compiuto 84 anni) in una famiglia di forte spirito contadino, con predilezione per la coltivazione della vite e la produzione del vino. La sua azienda – la “Paolo Scavino” – era stata fondata nel 1921 da nonno Lorenzo e da papà Paolo e poco alla volta aveva lavorato per ampliare i suoi spazi coltivati e potenziare la specializzazione vitivinicola.

 

Il passaggio in un’epoca difficile

I primi anni dell’azienda non erano stati facili, per le oggettive difficoltà che gravavano su ogni realtà produttiva: si veniva da un evento drammatico come la Prima Guerra Mondiale e si sarebbe poi dovuto attraversare il periodo fascista non certo favorevole a chi voleva produrre in funzione del mercato fino a piombare in un altro conflitto mondiale, quello tra il 1940 e il 45.

Come tante altre aziende, pur distinguendosi già per la voglia di selezionare le produzioni e ricercare la qualità dei vini, in quel tratto di tempo anche la Paolo Scavino aveva dovuto mantenere le posizioni, affidarsi a un’agricoltura mista, che metteva al primo posto la viticoltura, ma non trascurava le altre coltivazioni (cereali, prato, allevamento del bestiame).

 

Il cambio di ritmo negli anni Sessanta

Gli anni Sessanta del Novecento avevano permesso un radicale cambio di ritmo e di sviluppo: la vite e il vino hanno preso il sopravvento e così Enrico Scavino ha potuto interpretare a suo modo quel lavoro così affascinante. Con il riconoscimento della Doc al Barolo, Enrico ha deciso di cercare l’origine ancora più precisa dei suoi vini, risultando tra i primi produttori a riportare in etichetta il nome della zona di origine. E non si è fermato a questo: tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta è stato protagonista con altri produttori illuminati di quel “rinascimento” della vitivinicoltura albese che avrebbe permesso la definitiva affermazione del Barolo sul piano internazionale. In contemporanea, ha continuato a sviluppare la sua azienda, selezionando e acquistando altre vigne nelle grandi zone del Barolo, non solo più a Castiglione Falletto, ma anche a Barolo, La Morra, Novello, Serralunga d’Alba, Verduno, Roddi e Monforte d’Alba

Alle figlie Elisa ed Enrica lascia un’eredità importante di pensieri, convinzioni e certezze tecniche e strategiche, oltre a un patrimonio viticolo di circa 30 ettari, che potranno continuare a divulgare il pensiero sul vino e la sua caratterizzazione che Enrico aveva ben chiaro.

Giancarlo Montaldo

redmango.agency