Ci ha lasciato Michele Chiarlo, produttore simbolo della Barbera d’Asti e grande ambasciatore del vino piemontese nel mondo

A Michele Chiarlo devono molto non solo il mondo della Barbera d’Asti, ma tutto il mondo del vino piemontese

Novembre 2023
Ci ha lasciato Michele Chiarlo, produttore simbolo della Barbera d’Asti e grande ambasciatore del vino piemontese nel mondo

Nato in una famiglia di viticoltori, diplomato alla prestigiosa Scuola Enologica di Alba tra i cui banchi aveva incontrato studenti destinati a diventare protagonisti dell’enologia italiana come Pietro Ratti, Ezio Rivella, Giacomo Tachis, aveva intrapreso l’attività di imprenditore vitivinicolo a soli 23 anni.

Passando dall’attività di imbottigliatore ad incrementare i vigneti di famiglia e a selezionare nel tempo appezzamenti di grande qualità produttiva nelle aree più vocate di Langhe, Monferrato e Gavi, Michele Chiarlo aveva mostrato una grande attenzione alla valorizzazione dei territori nei quali investiva come a La Morra, dove aveva ristrutturato una borgata rurale facendone un resort esclusivo o sulla collina dei Cannubi, luogo iconico del Barolo, dove aveva realizzato un inedito vigneto a ciglioni inerbiti per superare l’erosione su un versante che sfiorava il 50% di pendenza.

Negli anni Michele Chiarlo era diventato un faro per la zona del Nizza, portando alla Docg una zona di produzione della Barbera d’Asti che oggi lo considera il padre della nuova denominazione.

Ma soprattutto aveva capito che il successo dei vini piemontesi bisognava costruirlo all’estero.

Pioniere dei mercati del Nord Europa e poi di quello americano, con la sua figura elegante, l’atteggiamento misurato e aristocratico, seppe guadagnare il rispetto e la considerazione degli importatori di tutto il mondo per il suo vino e per i vini piemontesi.

Dopo essere stato presidente del Consorzio della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato fu tra i fondatori del Consorzio Grandi Vini, associazione interregionale di produttori vitivinicoli creata per supportare l’esportazione dei vini italiani di qualità e in seguito dell’Istituto Grandi Marchi, con la missione di promuovere all’estero la cultura del vino italiano.

E fu anche il primo a trasformare un vigneto, quello di Tenuta La Court a Castelnuovo Calcera, in un museo a cielo aperto di 20 ettari, l’Art Park La Court, un parco artistico che ospita le installazioni di artisti amici come lo scenografo Emanuele Luzzati, i pittori Ugo Nespolo e Giancarlo Ferraris, il designer Chris Bangle.

Il direttore e tutta la redazione di Barolo&Co partecipano al dolore della famiglia e si stringono ai figli Stefano e Alberto Chiarlo con affetto.

 

(foto credits: Tom Hyland, Pesce2014) 

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