Valerio Berruti, un artista global in Langa

Una lunga carriera di opere e premi

Fiammetta Mussio Dicembre 2018
Valerio Berruti, un artista global in Langa

Ha sempre saputo cosa voleva fare da grande. Già da piccolino era sicuro: avrebbe fatto l’artista. Non era un capriccio per Valerio Berruti, ma la fortuna di nascere con le idee chiare. Nato ad Alba nel 1977, laureato in critica d’arte al Dams di Torino, ha scelto una chiesetta sconsacrata del XVII secolo a Verduno come suo atelier. È già lunga la sua carriera di opere e di premi. Il primo riconoscimento nel 2004, quando l’artista riceve il Premio Celeste e il Premio Pagine Bianche d’Autore della Regione Piemonte; nel 2005 è selezionato dall’International Studio and Curatorial Program di New York. Da allora è un crescendo. Valerio ha esposto in tutto il mondo, da Tokio a Parigi, da Belgrado a Israele, da Seoul a Napoli. Quest’anno è stato chiamato a Los Angeles alla Giornata Italiana del Design con la mostra “Endless Love”: in coppia con l’architetto astigiano Andrea Capellino, ha ricevuto il premio “IIC Creativity Award”, riconoscimento all’eccellenza italiana nel mondo dell’Istituto Italiano di Cultura. Un artista global che però ama e vive nelle Langhe, suo luogo del cuore. Nel 2010 una delle sue “bambine” svettava in cielo, disegnata sul Padiglione Piemonte al Vinitaly di Verona. Il legame di Valerio con il vino e le sue Langhe è profondo e da sempre.

Valerio Berruti, un artista global in Langa - Barolo & Co.
Valerio Berutti al lavoro

Dalle Langhe alle più importanti gallerie del mondo: Valerio, siamo curiosi se ci racconti la tua carriera di artista.
“Ho sempre pensato da quando ero piccolo che avrei fatto l’artista nella vita. Avevo 3 anni e già rincorrevo questo sogno. È un lavoro come tanti altri mestieri: l’artista dovrebbe migliorare la vita della gente, come il dottore. Ho sempre disegnato e venduto i miei disegni a chi mi apprezzava. Ho cominciato alle Medie: facevo i disegni per i ragazzi più grandi del Liceo Scientifico. Per me non è stato difficile: sono testardo, credo in quello che faccio e cerco di farlo bene. Già da giovane non svendevo i miei lavori. Il primo a credere nell’artista, alla fine, sei tu. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha sostenuto e mi ha stimolato e di vincere tanti concorsi importanti e vedere il mondo.”

Come ti è venuta l’idea dei “bambini” artistici?
“Ho sempre disegnato solo esseri umani. A me interessa l’uomo. Ho capito che il periodo della vita in cui siamo tutti uguali è l’infanzia. Lo spettatore deve riconoscersi nelle mie opere, poi inizia il lavoro concettuale che c’è nel mio lavoro. Se tu ti riconosci nel mio lavoro, inizia un dialogo profondo tra me e te.” Raccontaci un aneddoto del tuo lavoro che non potrai mai dimenticare. “Quando ero piccolo, avrò avuto 6 anni, andavo a Estate Ragazzi e tutti giocavano a calcio, ma a me non piaceva. Io disegnavo. Il maestro mi sgridò e mi disse che dovevo andare a giocare a pallone. Io gli risposi: “Quando quello che fate voi non esisterà più, il mio disegno ci sarà ancora”. Lui zittì e mi disse: “Va bene, continua a disegnare”. Quel disegno ce l’ho ancora appeso in studio: sono un bimbo e una bimba.”

Qual è stata la tua più grande soddisfazione nella carriera?
“Fare la Biennale di Venezia nel 2009. Sono stato il più giovane artista nella storia della Biennale. Avevo portato una video-animazione «La figlia di Isacco», con la colonna sonora di Paolo Conte.” E nella vita? “Avere i miei due bimbi, Zeno e Nina.”

Com’è il tuo rapporto con le Langhe?
“Bellissimo, è il posto che mi piace di più al mondo. Non vorrei stare in nessun altro posto. Qui e ora.”

E il tuo rapporto con i produttori di vino della Langa? Sono mecenati?
“Ho un ottimo rapporto con i produttori delle Langhe, molti dei quali sono miei collezionisti. Tra questi Ceretto, per cui ho realizzato il cancello opera d’arte “Ovunque proteggi” nella cantina di Bricco Rocche a Castiglione Falletto.”

Qual è il tuo vino del cuore?
“Il Pelaverga. È il vino di Verduno. Sono cresciuto con quel vino lì.” Quando hai incontrato il vino? “A zero anni. Ho incontrato il vino da sempre. In casa mia c’è sempre stato il vino. Era un elemento importante e onnipresente. Da piccolo mio papà mi bagnava il grissino nel vino. Ho sempre bevuto. Non è mai stato un tabu.”

Il più bel ricordo che hai di una bottiglia di vino e con chi l’hai bevuta?
“La prima bottiglia del vino che abbiamo fatto noi ormai dieci anni fa. Ovviamente Pelaverga. Era buonissimo. Me lo ricorderò tutta la vita.”

Perché hai una vigna?
“Sì, sì, certo: una vigna di Pelaverga. Siamo quattro amici: ci occupiamo dei lavori agricoli, della vendemmia e poi ce lo beviamo tutto. Ho 14 filari sulla collina di Alba, dove vivo. Ogni anno disegno un’etichetta diversa. Quest’anno purtroppo niente vino: i caprioli mi hanno mangiato tutta l’uva.”

Il tuo sogno.
“Fare una mostra al Moma di New York. Non l’ha mai fatta nessun italiano. Per me sarebbe realizzare un grande sogno.”

Il tuo motto.
“Un giorno lessi un cartello che aveva in studio Nara Yoshitomo, grandissimo artista giapponese, mio riferimento: “Non dimenticare mai da dove vieni”. Me lo sono scritto anch’io. Non puoi scegliere dove nasci ma puoi scegliere dove morire.”