Umbria, la stagione del vino e dell’olio nuovo

La fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno è anche la stagione in cui si festeggia l’arrivo dell’olio novello. Ad esempio in Umbria…

Dario Bragaglia Dicembre 2023
Umbria, la stagione del vino e dell’olio nuovo

20In certe giornate d’inverno in Umbria può fare freddo, molto freddo. Ma questo aggiunge fascino a una regione con un paesaggio che sa essere “dolce e soave” – come il tratto di certi suoi pittori, i nativi Perugino e Pinturicchio e i tanti altri accorsi per le committenze, dal Beato Angelico a Filippo Lippi – ma anche rude e severo, quando agli uliveti e ai vigneti si sostituiscono le macchie scure dei boschi che contrastano con le creste innevate degli Appennini.

Umbria con scenari che hanno qualcosa di mistico, è risaputo. Lo testimoniano le storie dei suoi santi, soprattutto in questa stagione dell’anno in cui si celebra la Natività. Tutta la regione si riempie di presepi: minuscoli, diffusi, a grandezza naturale, viventi. Sono tante le iniziative e tutte ricordano al mondo che la tradizione è nata qui, nel cuore dell’Italia. Ad Assisi una serie di manifestazioni (dal 1°dicembre al 7 gennaio) celebrerà gli 800 anni da quando, in un lontano 1223, San Francesco realizzò a Greccio il primo presepe.

Olio nuovo e ulivi millenari
La fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno è anche la stagione in cui si festeggia l’arrivo dell’olio novello. E allora da Assisi ci spostiamo verso la zona dei Colli Martani, una delle 5 sottozone in cui è divisa la DOP Umbria per valorizzare particolari cultivar che esaltano, nelle specifiche qualità organolettiche degli oli, il terroir e la tipicità del prodotto. In questa sottozona la cultivar più caratteristica è la Dolce di San Felice che prende il nome dalla locale abbazia, capolavoro dell’architettura romanica. Nei pressi dell’edificio religioso si possono osservare gli ulivi millenari di Macciano e Camporeggiano. Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria, Bevagna, Massa Martana sono altre tappe strettamente legate alla civiltà dell’olio che ci portano verso Todi, che sorge alta su un colle a oltre 400 metri di altitudine.
Dicevamo del freddo. A Todi possiamo aggiungerci anche un po’ di vento. Ma sentire i propri passi che risuonano solitari di prima mattina in Piazza del Popolo, una delle più belle d’Italia, è una di quelle esperienze che valgono il viaggio. Qui si legge tutto il nostro Medioevo, il potere comunale e quello ecclesiastico che si fronteggiano. Da una parte il Palazzo del Popolo, uno dei più antichi edifici comunali italiani, eretto nei primi anni del XIII secolo e il Palazzo del Capitano (fine XIII); dall’altra, a chiudere lo scenario, alto su una scalinata, il Duomo della Santissima Annunziata.
Le emozioni a Todi sono tante, come quella che si prova di fronte a Santa Maria della Consolazione, capolavoro del Rinascimento, situata appena fuori dal centro storico o entrando nella gotica Chiesa di San Fortunato, dove nella cripta si scopre il monumento sepolcrale di Jacopone da Todi.

A Todi il rinascimento del Grechetto
Il territorio tudertino è anche terra di vini: circa quattrocento ettari di vigneti e un vitigno, il Grechetto di Todi, già menzionato da Plinio il Vecchio, che identifica meglio di ogni altro queste colline di confine fra le province di Perugia e Terni. Ci sono aziende, come la Cantina Todini, intimamente legate al vitigno perché fu il fondatore Franco Todini, a fine anni ’90, a puntare su un vino bianco che oggi è uno dei più interessanti dell’Umbria, ben rappresentato anche da altri produttori di eccellenza.
Todi è anche sede dell’Istituto Agrario “Ciuffelli”, la scuola di agricoltura più antica d’Italia fondata nel 1863. Dal 1883 ha sede nell’ex Monastero medievale di Montecristo. Dal bellissimo chiostro partono le visite guidate alla cantina, alla ex chiesa, alla preziosa collezione di pomologia artificiale con le opere di Francesco Garnier Valletti (Giaveno 1808 – Torino 1889). Un singolare legame con Torino, dove al ceroplasta piemontese – insuperato modellatore di frutti artificiali famoso nell’Ottocento in tutto il mondo – è dedicato il Museo della Frutta.
L’Istituto agrario è circondato da circa 75 ettari di terreni gestiti da una propria azienda e coltivati a seminativo, uliveto, frutteto e naturalmente anche a vigneto. Nella cantina didattico-sperimentale annessa al monastero nascono vini interessanti come l’Abbazia Grechetto di Todi. Fra le curiosità annotiamo il Berit, vino prodotto secondo le norme previste dal Diritto Canonico e utilizzato per celebrare le messe.
Lasciando Todi e discendendo la valle del Tevere, si attraversano suggestive gole per poi entrare in provincia di Terni, dove si costeggia il Lago di Corbara. Le tentazioni per una sosta sono tante: in alto Civitella del Lago offre splendidi panorami, Baschi è un nome notissimo a tutti gli appassionati di cucina, essendo legato al nome di Gianfranco Vissani. Ma il nostro itinerario riprende quota verso borghi arroccati come Guardea e Lugnano in Teverina, altra zona di magnifici ulivi secolari. Del borgo medievale di Lugnano ci sarebbe molto da raccontare: i palazzi, le torri, la chiesa romanica, ma ci concentriamo su un tema legato alla terra e alla pianta simbolo di queste colline.

Una collezione mondiale di ulivi
Lugnano ospita dal 2014 “Olea Mundi” una collezione mondiale di ulivi in campo aperto che comprende 263 varietà italiane, 128 del Mediterraneo, del Medio Oriente e di nuove aree di coltivazione, oltre a una sessantina di varietà minori regionali. Un campo collezione che si trova a circa 4 chilometri dal centro storico, in località Felceti, realizzato dal CNR di Perugia e dal Parco tecnologico Agroalimentare dell’Umbria 3A. Questa collezione, oltre alla conservazione del germoplasma, è destinata alla valutazione biologica, agronomica e al miglioramento genetico.
Siamo ormai entrati nel territorio dei Colli Amerini, la più piccola delle sottozone della DOP Umbria, dove la cultivar più caratteristica è il Rajo, una pianta longeva e monumentale che produce un olio dalle spiccate qualità aromatiche. Il comune più rappresentativo della zona è Amelia. Attraverso la Porta Romana ci inoltriamo nel cuore di quella che è considerata la più antica città dell’Umbria e uno dei primi centri italici. Ci sono palazzi, chiese, teatri da visitare ma, prima di tutto, suggeriamo una sosta davanti alla statua bronzea di Nerone Claudio Druso, detto il Germanico. I frammenti emersero casualmente nel 1963 durante degli scavi e, successivamente restaurati, sono andati a comporre la figura del condottiero romano che ora campeggia in una sala del Museo Civico Archeologico. C’è da rimanere stupefatti davanti alla bellezza della statua di oltre due metri di altezza, certamente meno conosciuta dei bronzi di Riace, ma di eguale impatto emotivo. Il circuito museale consente di conoscere da vicino anche le Cisterne di epoca imperiale romana, eccezionali opere di ingegneria idraulica usate per raccogliere l’acqua piovana ad uso pubblico e arrivate pressoché intatte fino ai giorni nostri.
Ma già le cronache latine ci ricordavano la tradizione agricola dell’area amerina, confermata oggi dalla presenza di numerosissime aziende e cantine vinicole. Per promuovere la cultura del cibo è da poco nata l’associazione Amerino Tipico che organizza un festival in settembre e riunisce produttori di olio, vino (qui, avvicinandoci a Narni, si fa importante la presenza del Ciliegiolo), ma anche tanti altri prodotti tipici del territorio di Amelia e dei comuni vicini. Ci sono i tartufi, ma anche la preziosa Fava Cottòra (riconosciuta come Presidio Slow Food) e la gustosissima porchetta cotta nei forni a legna. Infine, per chiudere in dolcezza, fra le mura di Amelia, in via Farrattini, andiamo a scoprire la Ditta Fichi Girotti che dagli anni Trenta dell’Ottocento produce un dolce a base di fichi secchi della varietà Bianchella, tipica della zona. Farcito con cioccolato e frutta secca è una golosità quanto mai adatta al periodo natalizio.

Info: www.stradaoliodopumbria.it; http://www.amerinotipico.it

 

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