Riflessioni su un’estate calda, ma non come il 2003

Barolo & Co. Per il vino, il Piemonte e non solo

Giancarlo Mondaldo e Luigi Biestro Settembre 2015
Riflessioni su un’estate calda, ma non come il 2003

Scherzi del clima: nel 2014 il mese di luglio aveva portato 21 giorni di pioggia su 31.

Quello del 2015, tutto il contrario: neanche una goccia di pioggia. Addirittura, l’Associazione Enologi Italiani, nel suo report dedicato alle prime previsioni per l’annata 2015 del vino italiano, sostiene che il luglio di quest’anno è stato “il più caldo degli ultimi due secoli”.

Limitando la nostra analisi alla realtà piemontese, riteniamo opportuno sgombrare il campo da sterili parallelismi, che rischiano di portarci fuori strada. Più volte, abbiamo sentito negli ultimi tempi cercare un confronto tra l’annata 2015 e il 2003.
Tra i due millesimi ci sono senza dubbio elementi di somiglianza, ma ve ne sono anche altri che li distinguono nettamente. Ed è a questi ultimi che ci richiamiamo per cominciare a negare un assioma che rischia di diventare “verità” prima ancora di essere accertato.
Sappiamo quanto sia facile per la stampa internazionale e non, soprattutto quella generalista, prendere spunto dalla battuta di un produttore o da una nota di qualche associazione per titolare a caratteri cubitali che i vini del 2015 non dureranno nel tempo o che saranno troppo alcolici o qualcosa del genere. Magari per poi ricredersi e fare marcia indietro qualche anno dopo, quando il danno è stato fatto.
Un esempio del genere ci riporta all’annata 1996, che la stampa americana bocciò prima ancora di averne degustato i prodotti. Il risultato fu che quando i vini uscirono sul mercato diversi importatori statunitensi in un primo tempo li trascurarono, per poi fare dietro front quando capirono che si erano sbagliati. Ma non trovarono più il prodotto, perché nel frattempo altri se l’erano accaparrato tutto.
Come potrete trovare nella rubrica “Tendenze” riportata alle pag. 58, 59 e 60, l’annata 2015 non è solo fatta del mese di luglio, ma di tanti altri momenti e situazioni che porteranno nei vini, insieme alla struttura alcolica, tante altre componenti e così i vini del 2015 avranno tanti caratteri, compreso quell’equilibrio che forse proprio nel 2003 era venuto meno.

Nonostante il caldo di luglio e il resto dell’estate, la redazione di Barolo & Co. ha continuato a lavorare per rintracciare e raccontare altri argomenti dell’enogastronomia piemontese e non solo.
Ne è scaturito un nuovo numero, il terzo del 2015, che speriamo possa suscitare il vostro interesse.
Nelle rubriche dedicate ai vini abbiamo raccontato la Barbera del Monferrato in cerca di una nuova identità, il Diano d’Alba all’ombra di un passato prestigioso e l’originalità dei vini della Valcalepio, nel cuore della Bergamasca. Il mito, stavolta, è quello della Menzione “Gallina” nel Barbaresco di Neive.
I prodotti alimentari raccontano due peperoni, quello maestoso di Carmagnola e l’altro più minuto di Capriglio; poi proseguono con il fico e il suo albero, l’olio della Sicilia occidentale, le acciughe e il topinambur che segnala l’autunno incipiente. Tra le altre bevande, occhi puntati su birra e Armagnac.
Nelle rubriche turistiche, l’attenzione è andata alla Val Roya e a Novara e al Novarese e un focus particolare è per la Casa della Piemontese a Carrù.
Le testimonianze raccontano di Mario Soldati e di Pasqual Toso, gli incontri con il vino presentano il giovanile entusiasmo di Emanuele Caruso e la rubrica della poesia ripropone il “Carpe Diem” di Orazio. Infine, continuano il percorso nella ristorazione e nei locali del vino con le rubriche “Fornelli d’Italia” e “Il vino al banco”.
È un nuovo contributo alla conoscenza e alla formazione, per il mese di settembre e anche oltre.