E se arrivasse il “testo unico della vite e del vino”?

Il nostro contributo alla conoscenza e alla formazione.

Giancarlo Mondaldo e Luigi Biestro Giugno 2015
E se arrivasse il “testo unico della vite e del vino”?

Sono anni che dal mondo vitivinicolo si alza una lamentela sistematica: il settore è oberato da troppa burocrazia, troppe norme farraginose, a volte anche in aperta contraddizione tra loro.

Alle lamentele, però, non sono mai seguite le proposte di cosa fare e come risolvere il problema, al punto che ci siamo sentiti autorizzati a pensare che questa fosse una “malattia” endemica del mondo del vino italiano e, quindi, irrisolvibile.

Invece no. Alcuni mesi fa, è scoccata una scintilla nuova: le maggiori organizzazioni di rappresentanza dei produttori hanno cominciato a dialogare per definire un quadro unico delle norme sulla coltivazione della vite e la produzione del vino. È nato così il progetto “Testo unico della vite e del vino”, un provvedimento di chiarificazione e razionalizzazione che dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2015.

La proposta del “testo unico” è venuta direttamente dalla base e questo passo, insieme all’obiettivo di unificare tutte le disposizioni che regolano la materia vitivinicola, potrebbe favorire una razionale sburocratizzazione del settore, con il vantaggio di liberare forze e risorse per le fasi più concrete della produzione e del mercato.

Il “testo unico” è formato da otto capitoli: le “definizioni” del settore, la produzione viticola, la produzione dei mosti e dei vini, la produzione dei vini a denominazione di origine controllata, la produzione degli aceti, la designazione e la commercializzazione, i controlli e le sanzioni.
Anche le parti istituzionali – Ministero e Parlamento in testa – hanno raccolto con favore la proposta, condividendone gli obiettivi e l’invito a procedere con rapidità.
Vedremo nei prossimi mesi se ai propositi saranno seguite le giuste azioni: c’è un settore strategico che aspetta e che vuole regole chiare e certe, senza lungaggini, doppioni e contraddizioni.

Come redazione di Barolo & Co. guardiamo con grande interesse a questa possibile novità epocale per il mondo della vite e del vino e speriamo che non sia un fuoco di paglia. Nel frattempo, riepiloghiamo i temi che abbiamo raccolto in questo secondo numero del 2015.

Tra i vini, abbiamo deciso di raccontare le due “facce” del Grignolino, quella d’Asti e l’altra del Monferrato Casalese. E poi i caratteri del Gattinara, le quattro versioni del Vermentino in Liguria e l’originalità del Moscato d’Asti della Collina Sant’Antonio a Canelli.

I prodotti alimentari si annunciano con il contrasto tra pane antico e il cibo spaziale, per proseguire con la Fontina valdostana, il frutto dell’albicocco, l’olio extravergine della Puglia e le proprietà alimentari dell’ortica e della salvia dei prati. Esaminiamo con occhio critico, ma senza fondamentalismi, i problemi della monocoltura e dedichiamo un approfondimento al brandy italiano.

Nelle rubriche turistiche percorriamo in lungo e in largo il Canavese, scendiamo nelle cattedrali sotterranee della Canelli spumantiera e cavalchiamo i messaggi del parco turistico La Court a Castelnuovo Calcea. Recuperiamo le testimonianze culturali del Chiabrera, i ricordi dei “venturini” del mondo contadino di un tempo e la passone enoica di Daniele Trinchero.

Infine, proseguiamo il percorso nella ristorazione e nei locali del vino con le rubriche intitolate “Fornelli d’Italia” e “Il vino al banco”.

Per il mese di giugno, questo è il nostro contributo alla conoscenza e alla formazione.