Colli di Luni, trenta vendemmie Doc

Una Doc per due regioni

Salvatore Marchese Dicembre 2018
Colli di Luni, trenta vendemmie Doc

Per i vini dei Colli di Luni, quella che si è appena conclusa, peraltro con esiti più che soddisfacenti per la quantità e la qualità di uve prodotte, può essere giustamente considerata come una vendemmia storica. Infatti, si trattava della ricorrenza del trentesimo raccolto conseguito sotto l’egida della denominazione di origine controllata, concessa a partire dall’annata 1989. Nel frattempo, il settore vitivinicolo locale è stato contraddistinto da una vera e propria rivoluzione socioeconomica che ha positivamente coinvolto numerosi nuovi imprenditori. Il fenomeno, prodigo di fermenti, è tutt’ora in atto
e garantisce un positivo sviluppo per tutte le imprese. All’inizio erano una decina e attualmente il loro numero è più che triplicato. Il protagonista assoluto dei larghi consensi registrati sul mercato è indubbiamente il Vermentino, un bianco dalle eleganti e molteplici identità.

COLLI DI LUNI: UNA DOC PER DUE REGIONI

Allorché venne istituita, con il disciplinare approvato con DPR 14 giugno 1989 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 256 del 2 novembre 1989, la Doc Colli di Luni suscitò immediatamente una particolare curiosità per il riferimento a un territorio compreso tra due regioni, la Liguria e la Toscana, con 14 comuni in provincia della Spezia e 3 in quella di Massa Carrara. L’area, una parte della valle della Magra, si trova attorno al meraviglioso sito archeologico dell’antica Luni, la città fondata dai Romani nel 177 a. C. Attorno a tale data, del resto, molti storici farebbero risalire le origini della
presenza della vite in queste campagne. Più recentemente, invece, i cantori delle virtù dei vini lunensi sono stati soprattutto, con i loro scritti romantici e appassionati, Luigi Veronelli e Mario Soldati, che qui erano di casa ospiti del generale Giorgio Tognoni. Decorato di medaglia d’oro al valore militare per un gesto eroico compiuto durante la Grande Guerra che lo aveva privato della vista, aveva rivolto verso le vigne di Linero, a Castelnuovo Magra, tutti i suoi affetti.

I vini previsti dalla Doc Colli di Luni erano il Vermentino, praticamente in purezza; il Bianco, da un uvaggio di Vermentino, Malvasia e Trebbiano; il Rosso, a base soprattutto di Sangiovese e altre varietà con la possibilità, nelle circostanze migliori, di imbottigliare la Riserva. Con una modifica intervenuta nel 2011, nel contesto della Doc è stata inserita anche l’Albarola conseguita dall’omonimo vitigno, chiamata Bianchetta nel Genovesato. Si tratta di un vino bianco gradevole che si sposa deliziosamente con i piatti tipici della cucina ligure, di mare e di terra.
Per quanto riguarda gli aspetti geografici l’area della Doc si presenta piuttosto articolata e le differenze si riflettono inevitabilmente sulle peculiarità dei vini prodotti. Nella parte toscana, per esempio, c’è da sottolineare il fatto che il vino di qualità ha trovato un grande rilievo nell’ambito del comune di Fosdinovo, dove sono situate aziende di sicura affidabilità. Proprio a Fosdinovo si registrano le altitudini mediamente più elevate delle giaciture dei vigneti, i quali sono posti addirittura a quote che superano i 400 metri. Sono più lievi, allora, le ripercussioni delle brezze che spirano dal mare rispetto a quanto accade nei filari ordinati sugli acclivi di Luni, Castelnuovo Magra e Sarzana. La continuità delle colline è interrotta dal fiume Magra, ormai prossimo alla foce. Dall’altra parte sono situate le vigne di Arcola e Vezzano Ligure, le quali si raccordano magnificamente in località Masignano, zona molto vocata. Di fronte, poi, si profilano i poderi di Santo Stefano Magra, che una volta erano famosi per il Poggialino della famiglia Boeri, di cui ha scritto lo stesso Luigi Veronelli. Proseguendo nell’entroterra spezzino si arriva a Bolano, dove il paesaggio agrario comincia a cambiare completamente.

Colli di Luni
Vigneti Colli di Luni. Sullo sfondo Castelnuovo Magra

I PROFUMI DEL VERMENTINO

Il vitigno Vermentino viene associato all’enologia della Liguria da oltre due secoli. C’è chi afferma che sarebbe stato portato dalla Spagna, ma non esistono prove certe. Lo studioso savonese Giorgio Gallesio ne spiega tutte le caratteristiche con dovizia di particolari nel suo famoso trattato “Pomona italiana”, pubblicato a Pisa tra il 1817 e il 1839. E i pregi del vitigno venivano illustrati diffusamente durante comizi agrari che si svolgevano in Liguria nel corso della metà dell’Ottocento. In Piemonte, tra le Langhe e il Roero, il suo nome si è trasformato in Favorita; è rimasto immutato altrove. Così, il Vermentino dei Colli di Luni viene spesso messo a confronto con i suoi omonimi della Sardegna, della Corsica e della costa toscana. Del resto, il piacevole gioco delle degustazioni comparate costituisce una pratica del tutto comprensibile. C’è da rilevare, tuttavia, che la trasformazione in purezza delle uve Vermentino nell’area oggi riconosciuta dalla Doc è cominciata verso la fine degli anni Settanta grazie alla lungimiranza di alcuni produttori, adeguatamente sostenuti dalla Camera di Commercio e dall’Ispettorato Agrario della Spezia. La nuova tendenza poteva apparire come un vezzo, ma i risultati conseguiti sono stati notevoli. La specifica conformazione del territorio, tra fiume, mare e colline con differenti pendenze, ha favorito l’affermazione delle peculiarità organolettiche del vino poiché il vitigno risente nelle sue sfumature aromatiche in modo particolare delle specifiche condizioni microclimatiche. E questa duttilità, probabilmente, costituisce uno dei principali elementi del successo conseguito da parecchie etichette su un mercato che si estende positivamente fino alla Versilia. Ma da qualche anno ha assunto importanti dimensioni anche l’esportazione. I continui progressi produttivi hanno camminato di pari passo con l’affermazione di una cultura enoica in precedenza inesistente che via via si è andata consolidando coinvolgendo molti giovani. Prima, c’era un solo enologo, Giorgio Baccigalupi. La sua collaborazione con gli operatori è tutt’ora assai preziosa anche nelle vesti di agronomo. C’è da segnalare, adesso, anche l’entusiasmo di Francesco Petacco, il quale ha già maturato importanti esperienze professionali. Singolare, inoltre, è il caso di Claudio Felisso. Laureato in scienze ambientali all’università di Parma, ha successivamente conseguito il diploma in enologia presso l’École National Supérieure d’Agronomie a Montpellier. Ha lavorato in Francia, in Cile, in Piemonte e in Romagna prima di rientrare a casa. Opera presso l’azienda I Pilastri di Francesca Pascale a Fosdinovo e, come “hobby”, ha dato vita a un personalissimo progetto con la proposta di poco più di duemila bottiglie distinte da una sua etichetta, Maneterra. Questo Vermentino è il frutto della vinificazione dei grappoli di due piccoli poderi situati a Fosdinovo e ad Arcola. Piero Ferro, proprietario dell’azienda La Colombiera a Castelnuovo Magra, ha studiato all’Istituto Enologico di Alba assecondando una felice intuizione di suo padre Francesco, uno dei pionieri della Doc Colli di Luni, congiuntamente al conte Nino Picedi Benettini proprietario della Fattoria Il Chioso di Arcola. Ora, in cantina ci sono le figlie Valeria e Benedetta. Si tratta, a ben vedere, di tre generazioni. È una realtà che si ripropone fortunatamente anche altrove. A Luni, alla Baia del Sole, i fratelli Andrea (agronomo) e Luca (enologo) affiancano il papà, Giulio Federici, nella conduzione della loro impresa vitivinicola. Si potrebbe continuare citando i fratelli Alessandro e Davide Neri del Monticello di Sarzana. Oppure Riccardo Arrigoni della Spezia, che con i suoi figli Andrea e Sara produce vini anche nelle Cinque Terre, a San Gimignano e a Montalcino. Ancora a Castelnuovo Magra, è doveroso sottolineare la portata delle scelte intraprese a suo tempo da Ottaviano Lambruschi, il quale investì i proventi della liquidazione di addetto alle cave di marmo di Carrara per dare vita a un vigneto in località Marciano. Il nome, Costa Marina, è diventato presto uno dei cru più apprezzati dai cultori del vino di qualità. Il figlio Fabio, ha frequentato l’Istituto Agrario di Soliera per seguire l’esempio paterno nella cura dei gioielli di dio Bacco. Sempre a Castelnuovo Magra i fratelli Gilda ed Edoardo Musetti hanno seguito le orme del nonno Giorgio Tendola assumendo le redini dell’azienda familiare, Il Torchio. E Roberto Petacchi ha lasciato gli studi universitari per occuparsi della produzione del Vermentino e di altri vini. Tanti i personaggi. Moltissimi i risvolti organolettici del Vermentino che di volta in volta manifesta sentori floreali e fruttati più o meno intensi, note minerali più o meno accentuate e una caratteristica sapidità che viene dal mare la quale si intreccia con una sottile vena di mandorle.

Vigneti Colli di Luni. Sullo sfondo il mare

ENOTECA REGIONALE DELLA LIGURIA

Con un apposito atto notarile sottoscritto nel 1990 dai legali rappresentanti di alcune istituzioni e da privati cittadini, venne fondata l’Enoteca Pubblica della Liguria e della Lunigiana. La sede fu immediatamente individuata presso i locali dell’antico palazzo Ingolotti Amati, nel centro storico di Castelnuovo Magra, dove si trovava anche il municipio. La collocazione è rimasta immutata. Gli scopi dell’Enoteca Regionale sono rimasti gli stessi. Il fine, infatti, è quello di far conoscere e valorizzare il patrimonio enoico della Spezia, Genova, Savona e Imperia con la presenza alle manifestazioni più importanti del settore, a partire dal Vinitaly di Verona. Tra fine maggio e i primi di giugno è fissata annualmente la data della manifestazione “Benvenuto Vermentino”, che impegna l’Enoteca in una bella iniziativa a cui partecipano anche produttori sardi e maremmani. Gli aspetti pratici sono curati da Elisabetta Morescalchi e Cordula Bronzini, ambedue sommelier. Marco Rezzano, presidente di fresca nomina, è sicuramente uno dei maggiori esperti dei vini di Liguria.