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Barolo Ravera, vibrante, elegante e longevo

Vibrante è sicuramente un descrittore che ben si adatta ai Barolo provenienti da questo cru

Michele Longo Settembre 2017
Barolo Ravera, vibrante, elegante e longevo

“Ho iniziato a comprendere il significato del descrittore “vibrante” con il tempo; per me è qualcosa che va oltre la percezione dell’acidità o della freschezza di un vino, ha a che vedere con sensazioni che sono più soggettive che oggettive: ma poi, nel vino, a parte i “difetti”, esiste realmente qualcosa di ‘oggettivo’?”

Vibrante è sicuramente un descrittore che ben si adatta ai Barolo provenienti da questo cru, almeno per quelli che ho avuto modo di assaggiare nel corso degli anni; ma solo “vibrante” sarebbe riduttivo per Baroli che sanno essere al contempo molto eleganti e di grande longevità.

Il cru di Ravera è una delle 5 MeGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) più estese della denominazione, con una superficie lorda di 130,5 ettari distribuita tra i comuni di Novello (125 Ha) e Barolo (5,5 Ha). Un territorio così ampio presenta una elevata eterogeneità di esposizioni, altitudini, composizione dei suoli e loro utilizzo. La percentuale di ettari rivendicati a Barolo Ravera è di poco superiore al 20%, con circa 28,5 Ha (dati annata 2013), i rimanenti sono destinati a Nebbiolo, Dolcetto, Barbera e altri vitigni consentiti per il Langhe Doc Bianco e il Langhe Doc Rosso. I vigneti si sviluppano da una quota di 300 m.s.l.m. fino a 480. Le esposizioni sono prevalentemente orientate ad est nelle parcelle più alte, da sud a sud-est sui versanti meglio esposti di Cascina Nuova, e tra sud e sud-ovest nei vigneti tra Cascina Parusso e Bricco Pernice.
Ravera è suddiviso attualmente tra circa una ventina di proprietari, 17 dei quali ne hanno rivendicato l’origine in etichetta per la vendemmia 2013.
Questa estensione in superficie e in altitudine si riflette anche in complessità e diversità dal punto di vista pedologico. Prendendo a riferimento lo studio “La zonazione del Barolo” (Soster e Cellino, Regione Piemonte, 2002), nel cru Ravera si trovano l’Unità di Terra di Novello, per le parcelle più meridionali confinanti con i cru Cerviano-Merli e Panerole, e l’Unità di Terra di La Morra per le rimanenti.

DUE TERRE IN UNA

L’Unità di Terra di Novello è caratterizzata da terreni poco evoluti, costantemente ringiovaniti dalle lavorazioni e dall’erosione. La matrice dominante dei suoli, in cui prevalgono le tessiture franche, con una permeabilità moderatamente bassa ed una capacità idrica alta (da 225-300 mm), è impostata su Marne di S.Agata fossili (originatesi in Età Tortoniana) nella fascia superiore, e in quella inferiore su Formazione di Lequio (originatesi in Età Serravalliana); quest’ultima costituita da strati di marne grigie alternate a sabbie silicee in cui la presenza di calcio e ferro rende il terreno di tonalità grigio-rossastra.
L’Unità di Terra di La Morra (quella maggiormente presente nel cru Ravera), si differenzia da quella di Novello, per una prevalenza di tessiture franco-limose-argillose, una reazione che varia da subalcalina ad alcalina, una permeabilità bassa ed una capacità idrica massima molto alta (>300 mm). Qui la matrice dominante è prevalentemente impostata su Marne di S.Agata fossili. Originatesi da una sedimentazione normale in mare aperto, si presentano di colore grigio-bluastro e sono costituite da argille miste e sabbie finissime con una forte componente calcarea, ricche di carbonati di magnesio e manganese.
Con queste condizioni pedologiche, difficilmente le viti in questo cru sono soggette a dannosi stress idrici; proprio per queste ragioni i vini prodotti da questi suoli risultano di maggior qualità nelle annate siccitose.

CONDIZIONI PEDOCLIMATICHE DETERMINANTI

L’insieme di queste condizioni pedoclimatiche (esposizione più fresca, altitudine maggiore, presenza di boschi, clima più fresco e ventilato, composizione e tessitura del terreno) messe in relazione con i cambiamenti climatici cui stiamo assistendo, mi porta a concordare con chi ritiene che la posizione di cru come il Ravera e il Bricco delle Viole, giusto per citarne un altro che ha condizioni simili, possa risultare un vantaggio, adesso e negli anni futuri. Questi due vigneti, che fino a qualche tempo fa creavano non pochi grattacapi ai produttori per ottenere una perfetta maturazione delle uve e davano vini talvolta più austeri e “scorbutici” rispetto ai cru posti a quote più basse ed esposti a sud, i famosi “Sorì”, sono e saranno quelli che più resisteranno a questi cambiamenti.
Come ho avuto modo di dire all’inizio di questo articolo, i Barolo provenienti da questo cru si caratterizzano per una spiccata freschezza, eleganza e longevità. Ho voluto chiedere ad alcuni produttori di raccontarci le loro esperienze e di descriverci le caratteristiche distintive di questo cru, non mancando la mia curiosità per il loro personale abbinamento “musicale”.

Valter Fissore (Elvio Cogno)
“Produciamo questo cru sin dal 1990. Elvio Cogno è stato il primo produttore a riportare Ravera in etichetta nel 1991; credeva così tanto in questo cru, che dopo gli avvii a La Morra, decise di spostarsi a Novello proprio per il Ravera. All’interno delle proprietà di famiglia, si trovano poi ancora due vigne singole da cui sono prodotti, viste le differenze a livello di terreno e di clone, il Barolo Bricco Pernice (dal 2005) e il Barolo Vigna Elena Riserva (dal 1997 con Nebbiolo Rosé). Differenti combinazioni di terreni, che variano da vigna a vigna, in grado di dare vini dalla forte personalità e molto differenti tra loro. Il pregio principale del Ravera è il perfetto equilibrio che riesce a raggiungere tra complessità olfattiva e struttura in bocca. Il clima fresco e ventilato e la presenza di numerosi composti salini nel suolo, conferiscono al vino una spiccata eleganza, armonizzata da una mineralità e una sapidità inconfondibili, come le note di ‘Stairway to Heaven’ dei Led Zeppelin”.

Aldo Vaira
“Abbiamo in affitto questo vigneto dal 2001 e abbiamo iniziato a vinificarlo ed imbottigliarlo singolarmente dalla vendemmia 2010. Il Ravera si caratterizza per essere un Barolo di estrema freschezza e grande eleganza. Se fosse musica sarebbe un brano capace di abbinare vibrazioni e profondità, come questi Barolo: direi un brano classico cantato da Pavarotti ”.

Luca Currado (Vietti)
“Possediamo questo vigneto dal 1995. Quando l’abbiamo acquistato ero felicissimo, era la prima vigna acquistata da me! All’epoca era considerata una “buona vigna”, non eccelsa come oggi. Il nostro Ravera è cambiato molto dalle prime annate prodotte. Oggi, dopo 10 anni di lunga sperimentazione, posso dire che è il Barolo più tradizionale che noi facciamo. Lunga macerazione, malolattica in botte grande che termina in primavera; rimane senza travasi (in riduzione) per quasi tutto il periodo di invecchiamento. Il Ravera si caratterizza per un naso molto fresco e floreale; con la maturazione si apre con note speziate e mentolate. Un Barolo di grande freschezza, con un’acidità mediamente alta, sapido e con tannini pronunciati e precisi. Se fosse musica? Sarebbe ‘Message in a bottle’ dei Police”.

Stefano Pesci, Terre del Barolo
“Abbiamo iniziato a vinificare il Ravera dal 2008 e dal 2013 l’abbiamo inserito nella nostra selezione speciale dedicata al nostro fondatore Arnaldo Rivera. Il Ravera si distingue per la sua morbidezza, per i tannini fini e vellutati, per le sue note fruttate di ribes e melograno e una leggera speziatura. Se fosse musica, sarebbe musica classica; quelle melodie che sanno essere eleganti e austere, ma al contempo delicate che ti accarezzano l’anima”.

Marta e Beppe Rinaldi
“Il Ravera ha un suolo più povero con una maggior presenza di sabbia; l’esposizione a sud-est, la vicinanza del bosco ed una maggior ventilazione, comportano una maturazione più tardiva rispetto agli altri cru. Il risultato è un Barolo con tannini un po’ più spigolosi, una nota floreale inconfondibile e un’acidità più sostenuta. Come le melodie di ‘Sijmadicandhapaijiee’, un brano jazz di Paolo Conte”.

Giorgio Sordo
“Il vigneto di nostra proprietà si estende sul fianco della collina, esposto a mezzogiorno, in quella parte del Comune di Novello che confina con Barolo. Per esaltare le caratteristiche dei cru scegliamo macerazioni lunghe a cappello sommerso, da 4 a 7 settimane, a seconda dell’annata. Di questo Barolo mi ha sempre colpito il profumo di amarena matura. I tannini in bocca evolvono lentamente. Il bouquet volge a sensazioni vegetali con ricordi di fieno di montagna e sottobosco. Sovente si arricchisce di sentori di piccoli frutti rossi, di tabacco e spezie dolci. Vino di buona struttura, molto equilibrato tra acidità e tannini. È un Barolo molto longevo, con l’armonia e la freschezza di una melodia Jazz”.