Anno nuovo, vendemmia nuova

Chi pensa che la calda estate del 2019 abbia favorito lo sviluppo di un’annata precoce è totalmente fuori strada.

Giancarlo Montaldo, Gianluigi Biestro Ottobre 2019
Anno nuovo, vendemmia nuova

La vendemmia 2019, in tutte le sue declinazioni, sta rivelando tutti i suoi caratteri di classicità. A parte qualche rara eccezione, quest’anno in Piemonte siamo tornati a raccogliere le uve nei tempi canonici, in quell’epoche autunnali che accompagnavano le operazioni di raccolta nel vigneto prima che i cosiddetti “cambiamenti climatici” modificassero molte consuetudini.

E pensare che l’annata aveva inizialmente maturato un buon anticipo sulla normale tabella di marcia. Ma è bastato un tratto prolungato della primavera (il mese di maggio e la prima parte di giugno) ricco di pioggia e di freddo a rallentare ogni cosa. E anche il sopravvento di una delle estati più calde di sempre ha aiutato a riprendere velocemente il cammino e recuperare il tempo perduto.

Sappiamo per esperienza che – ai fini della miglior qualità – sono fondamentali gli ultimi 15-20 giorni prima della vendemmia. Perciò, adesso non possiamo fare previsioni attendibili sugli esiti qualitativi dell’annata. Diciamo solo che ci sono tutte le premesse per conseguire risultati importanti.

Intanto, due fattori possono fin d’ora essere segnalati come caratteri essenziali del 2019.

Da un lato, l’aspetto fitosanitario: l’annata non ha creato troppi problemi per la difesa dalle malattie fungine. In particolare, la Peronospora è stata tenuta sotto controllo e non ha destato troppe preoccupazioni. Un po’ più ostico è stato l’Oidio, ma anche in questo caso, senza troppi patemi.

E, poi, c’è l’aspetto quantitativo: le previsioni annunciano una riduzione della produzione rispetto all’anno passato. In Piemonte, si stima una contrazione del vino prodotto tra il 10 e il 15%, ma vi sono situazioni in cui tali percentuali potrebbero rivelarsi più elevate.

Mentre l’estate calda e soleggiata continuava il suo corso, la redazione di Barolo & Co. preparava il n° 3/2018 della rivista, dedicando attenzione a parecchi temi del vino e del cibo. Ecco i temi trattati in questo numero.

Per le tematiche vitivinicole troverete alcuni approfondimenti dedicati al Barbaresco, al vitigno Uvalino, al Dolcetto d’Acqui, ai Nerelli siciliani, ai vitigni minori del Piemonte, al Morellino di Scansano, al Moscato di Scanzo e alla Menzione Bussia nel mondo del Barolo.

Per il turismo enogastronomico, il mercato alimentare di turno è quello di Riga in Lettonia, mentre uno speciale itinerario racconta le colline del Monferrato astigiano. Curiosa anche la visita del Museo del caffè della Lavazza.

I temi del cibo sono rappresentati dal mirtillo, la mela rossa Cuneo, l’olio extravergine di oliva friulano, il miele e le sue origini, il Lardo di Arnad e le rape come ortaggi salutistici. La rubrica “Amori possibili” è dedicata ai possibili abbinamenti tra la cucina calabrese e i vini piemontesi.

Le rubriche culturali raccontano le figure di Agostino Gallo, Renato Ratti e il vino nelle canzoni dei giovani cantautori. L’ambiente e i suoi temi occupano le rubriche “Volendo si può” ed “Economia Circolare”. Sono proseguite, nelle rispettive rubriche, anche le recensioni della ristorazione, dei locali del vino e delle pizzerie di nuova generazione.

Prima di concludere un accenno specifico alla rubrica “Vino & mercati”. Con la consueta efficacia, Marco Negro ha affrontato un tema molto stimolante, quello delle bevande che creano competizione al vino. Da leggere con attenzione.