Annata 2014, il realismo dei fatti

I fatti vanno tenuti in considerazione più del sentito dire

Giancarlo Mondaldo e Luigi Biestro Dicembre 2014
Annata 2014, il realismo dei fatti

Da qualche anno, la vendemmia è entrata nelle cronache di molti mezzi di informazione.

È stata l’annata 1997 – che avevamo definito “mediatica” – a segnare il passaggio tra il lungo periodo di oblio che avvolgeva ciò che capitava in vigna e in cantina e la nuova era in cui l’annata come la vendemmia sono raccontate con sistematicità e dovizia di particolari. Anche l’annata 2014 non è venuta meno a questa attenzione e così molti giornali e giornalisti hanno dedicato tempo e spazio nel raccontare come si stavano svolgendo i fatti.
Questo è il lato positivo: la vigna e la cantina hanno acquisito la dignità della cronaca e spesso entrano a far parte delle tematiche sviluppate da giornalisti più o meno specializzati.
Ma c’è un lato negativo in tutto ciò ed è l’approssimazione con cui certi temi vengono affrontati. È possibile che molti operatori dell’informazione non abbiano la specializzazione necessaria a scrivere con cognizione di causa, ma i fatti sono fatti e vanno tenuti in considerazione più del sentito dire o delle impressioni a distanza.
Il 2014 è stata per tutti un’annata difficile, anche dal punto di vista climatico: il suo andamento spesso contraddittorio ha preso in contropiede anche gli osservatori più attenti, se non gli stessi viticoltori che quotidianamente frequentano le vigne.
Lo si è intuito fin dai primissimi mesi che l’annata 2014 avrebbe creato problemi, da quell’inverno così mite che ha fatto parlare di eccezionalità. Le situazioni fuori dalla norma non si sono limitate a quella stagione. Anche quelle successive hanno dato il loro apporto, la primavera incostante e l’estate – in particolare il mese di luglio – piuttosto fresco e piovoso.
Quando, però, a fine luglio, sono cominciate a comparire le prime note sull’annata 2014 che parlavano di evento negativo se non addirittura disastroso, molti hanno raccomandato cautela, perché di solito è il mese di settembre che influisce con maggior determinazione su qualità e ricchezza di un’annata.
In effetti, il realismo dei fatti ancora una volta ha avuto ragione. Più avanti nella rivista, la rubrica “Tendenze” racconta le vicende dell’annata 2014 in modo più approfondito.
Qui, vogliamo solo proporre uno spunto per riflettere. Ancora una volta, il mese di settembre ha dato il suo apporto decisivo: un mese caldo, tendenzialmente secco, con scarse piogge, ha ribaltato la situazione, che in Piemonte non era già così negativa come veniva descritta.
Se ne sono giovati soprattutto i vitigni tardivi, Barbera e Nebbiolo, che hanno completato la loro maturazione in una situazione climatica favorevole. Ma anche i vitigni precoci hanno dato risultati apprezzabili.
Le ultime annate ci avevano abituato a strutture e gradazioni alcoliche esagerate in tutti i vini, compresi quelli di pronta beva. Nel 2014, i vini giovani da bere giovani (i Dolcetto, i Moscato, i tanti bianchi) saranno un po’ meno corposi, un po’ meno alcolici, ma accattivanti per colore e fragranza. Saranno senza dubbio vini più semplici, ma se ne gioverà la loro bevibilità.
I vini di struttura, Barolo, Barbaresco, le varie Barbera saranno grandi, ben colorati, intensi di profumi e soprattutto sapidi e longevi.
Per un’annata che a metà luglio veniva data per “spacciata”, non è proprio un risultato da trascurare. Soprattutto deve far riflettere.