Alta Langa, il Metodo Classico piemontese che sfida il mondo

Le colline di quasi 200 paesi – nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria – compongono la zona d’origine dell’Alta Langa Docg…

Giancarlo Montaldo Dicembre 2023
Alta Langa, il Metodo Classico piemontese che sfida il mondo

Le colline di quasi 200 paesi, situati in Piemonte alla destra del corso del fiume Tanaro, nelle tre province di Cuneo, Asti e Alessandria, compongono la zona d’origine dell’Alta Langa Docg, con il riferimento prioritario a vitigni francofoni come Pinot nero e/o Chardonnay.
Il metodo produttivo è solo quello Classico, con una lunga permanenza sui lieviti a maturare e affinare per portare in giro per le tavole del mondo tanti brindisi di qualità e di origine.

 

Parlando di Alta Langa Docg e della sua attuale struttura produttiva, è bene fare una premessa per far comprendere appieno la grandezza del lavoro fatto negli ultimi 35 anni nel creare e consolidare un settore viticolo che fino al termine degli anni Ottanta del Novecento non esisteva affatto.
Anche se il Piemonte era da sempre considerata la regione-culla della spumantistica italiana, con una particolare sottolineatura per i prodotti a Metodo Classico, dobbiamo ricordare che fino al termine degli anni Ottanta del Novecento questa culla era stata riservata solo alla produzione vinicola, mentre la componente viticola era stata praticamente trascurata.
Per dare un significato viticolo al comparto sembrava sufficiente la produzione di uva Moscato destinata a dare vita all’Asti Spumante oppure potevano apparire utili le produzioni minori a base di Brachetto o di alcune Malvasie sparse qua e là per la realtà piemontese.
Con la conclusione degli anni Ottanta, invece, il problema si è posto in maniera molto esplicita. E non solo perché a mettere il dito nella piaga fu la spavalderia dei produttori spumantieri di altre aree italiane come Oltrepò Pavese, Franciacorta, Trentino e Alto Adige dove l’uva e il vino da spumante Metodo Classico avevano poco per volta radicato una crescente presenza e decretato una precisa vocazione territoriale.

Uno stimolo aggressivo, ma di grande efficacia
Se non ci fosse stata la presa di posizione e la pretesa degli altri produttori italiani delle zone citate a sostenere che solo le loro terre avevano nel tempo comprovato la vocazione a questa produzione, certamente sarebbe capitato qualcos’altro a mettere in evidenza la lacuna piemontese dal momento che i tempi della ricerca dell’origine erano maturi.
Il Piemonte non avrebbe potuto attendere molto per fare lo stesso percorso, anche perché i cosiddetti “spumanti aziendali” o “a marchio” stavano poco per volta perdendo valore e appeal di fronte alla concorrenza più autorevole di quelli con una denominazione di origine, sia in Italia che nel resto del mondo. La vicina Francia poteva mettere sul tavolo non solo il mito indiscusso dello Champagne, ma anche altre produzioni allora emergenti come per esempio i Cremant d’Alsace.
Fino a qualche anno prima, anche se c’era già, il problema era sempre rimasto sotto silenzio. Le ragioni potevano essere molte, ma finivano per restringersi a due considerazioni di fondo:
• da un lato le zone che abbiamo poc’anzi citato non erano ancora così organizzate da poter rinunciare a un riferimento di mercato dei vini sfusi qual era il Piemonte, che – ricordiamo – non acquistava da quelle terre solo le uve e i vini per gli spumanti Metodo Classico, ma anche quantitativi molto più robusti per produrre quelli a Metodo Martinotti;
• dall’altro, la realtà spumantiera piemontese con i suoi protagonisti storici e autorevoli continuava a disporre di un’identità così forte e riconosciuta nel resto del settore che non permetteva agli altri interpreti di questa produzione di uscire allo scoperto con enunciazioni “azzardate” come questa.
E non serviva più nemmeno accampare considerazioni legate alla storica primogenitura della produzione spumantistica piemontese. Le zone italiane “del Classico”, nonostante la loro partecipazione all’Istituto che fino ad allora aveva guidato la politica di questo tipo di Spumante in Italia, avevano deciso di dare battaglia per affermare la loro presunta “superiorità” e così venne fuori quel proclama alla Borsa Merci di Milano nel quale si asseriva che le terre vocate per la produzione di uve da Metodo Classico erano soltanto le loro.
Al di là della indiscussa efficacia di quell’affermazione, che per alcuni anni ha messo quelle zone in una posizione privilegiata agli occhi del mercato e del consumo, il risultato più importante fu la reazione dei produttori piemontesi più in vista (Cinzano, Contratto, Fontanafredda, Gancia, Martini & Rossi, Riccadonna e Vini Banfi), i quali compresero di essere in difetto e risposero “da piemontesi”, cioè non tanto cercando scuse o controbattendo una campagna stampa con un’altra “uguale e contraria”, ma con un concreto progetto di valutazione del territorio.
Il “Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte” vide la luce il 5 marzo 1990 e in dodici anni di intenso lavoro sul territorio e di meticolose indagini sperimentali tanto in vigna quanto in cantina dimostrò che anche il Piemonte, o meglio quella zona collinare legata alle tre province meridionali di Cuneo Asti e Alessandria, aveva i caratteri pedologici e ambientali per generare uve da spumante Metodo Classico di grande qualità.
Da questa profonda fase sperimentale all’Alta Langa Metodo Classico e alla sua affermazione nel settore produttivo e sul mercato il passo è stato breve, ma non così facile come si sarebbe potuto immaginare.

Un’evoluzione prima riflessiva, poi tumultuosa
La conclusione della sperimentazione è stata evidenziata anche dal riconoscimento dell’Alta Langa Metodo Classico alla denominazione di origine controllata (DM 31.10.2002). Anche questa tappa, però, non è stata risolutiva. Anzi è coincisa con una fase di “riflessione” di questo nuovo comparto. Il lavoro fatto durante il periodo sperimentale, unito all’impegno economico sostenuto per i relativi ambiti dagli spumantisti come dai viticoltori, ha avuto come seguito un periodo di “transizione”.
Sia le cosiddette Case Storiche (Banfi, Cinzano, Contratto poi sostituito da Barbero, Fontanafredda, Gancia, Martini & Rossi e Riccadonna, ai quali poi si è unito anche Cocchi) che i viticoltori che avevano operato nella realizzazione dei vigneti sperimentali, nei primi anni del Duemila sembravano in un certo senso “bloccati” e poco propensi a coinvolgere altri protagonisti nella nuova fase produttiva del settore. Vedendo le cose dall’esterno, sembrava che il “gruppo” sperimentale volesse prima di tutto raccogliere un po’ di risultati e poi sarebbe stato disponibile ad aprire le porte ad altri interpreti. Una situazione umanamente comprensibile, ma che nella realtà ha un po’ ingessato la possibile evoluzione del comparto, sia come nuovi impianti vitati, sia come incremento delle bottiglie prodotte e sul mercato.
I dati di iscrizione ai fascicoli aziendali come Alta Langa sono rimasti per alcuni anni molto vicini a quelli che aveva portato il progetto sperimentale, una sessantina di ettari, che erano stati assai utili a riscontrare la vocazione di queste terre alla produzione di uve da spumanti Metodo Classico di gran qualità, ma che nel definire un settore produttivo vero e proprio apparivano veramente pochi.
Unico dato positivo di quel periodo è stato il fatto che, al termine della sperimentazione, molti dei vigneti sperimentali sono diventati “produttivi” grazie a uno specifico provvedimento regionale e questo ha permesso all’Alta Langa Metodo Classico di muovere i primi passi con una certa solidità.
La crescita degli impianti e delle produzioni, in ogni caso, non sarebbe stata veloce come ci si sarebbe aspettato.
Nel 2011 – a quasi dieci anni dalla Doc e in concomitanza con il riconoscimento della Docg (DM 21.02.2011) – i vigneti per l’Alta Langa risultavano di soli 78,29 ettari. L’anno seguente sarebbero saliti a 85,63 ettari.
Si doveva ancora attendere alcuni anni per vedere la definitiva “consacrazione” dell’Alta Langa Docg come spumante di presenza capillare in molte realtà aziendali, dalle dimensioni più diverse, a conferma della scelta opportuna praticata a inizio anni Novanta di testare il territorio piemontese in funzione di una produzione così prestigiosa.
Infatti, se nel 2016 il potenziale viticolo di questo vino era salito a 125,85 ettari, la sua crescita non si sarebbe più fermata, arrivando nel 2017 a 184,98 ettari, nel 2018 a 291,37 ettari e nel 2019 a superare ampiamente i trecento ettari.

Un settore in continuo sviluppo
Negli anni successivi sono continuati gli incrementi della superficie vitata, grazie al graduale coinvolgimento di numerose aziende, sia piccole che di media e grande dimensione. Poco per volta lo spumante Alta Langa Docg è divenuto un prodotto “identitario” che molte aziende ambivano avere nella loro gamma di prodotti. Così, nel 2022 il potenziale viticolo è salito 377 ettari di vigneto (175 in provincia di Cuneo, 164 in provincia di Asti, 38 in provincia di Alessandria) e a fine ottobre 2023 addirittura a 440 ettari (215 in provincia di Cuneo, 178 in quella di Asti e 47 in quella di Alessandria).
In linea di massima, volendo segmentare il potenziale viticolo per vitigno, i 2/3 dell’attuale superficie sono legati al Pinot nero e 1/3 allo Chardonnay.
Quanto alla produzione vinicola, i dati sono logicamente più contenuti, da un lato per il fatto che sono tre gli anni dall’impianto nei quali la produzione è nulla o assai limitata, dall’altro per il tempo di maturazione che come vedremo più avanti il disciplinare impone.
Gli ultimi dati disponibili riferiti al 2022 sia come vendemmia sia come anno solare di imbottigliamento e ritiro dei contrassegni indicano la produzione effettiva della vendemmia in circa 3 milioni di bottiglie e i volumi imbottigliati e contrassegnati in 1.660.000 pezzi, ovvero il 67% in più dell’anno precedente.
In prospettiva futura, si annunciano altri traguardi di crescita, visto per esempio che la programmazione triennale degli impianti 2023-2025 ha già assegnato altri 150 ettari che saranno realizzati nei prossimi mesi. Per inciso ricordiamo che le richieste di nuovi impianti erano state 490 per un totale di 702 ettari, a fronte delle quali i 150 ettari autorizzati soddisfano appena 80 di queste domande.

Le norme che regolano la produzione
Il Disciplinare di produzione in vigore è frutto di una serie di adeguamenti che si sono concretizzati nel tempo dopo il riconoscimento della Doc nel 2002 e quello della Docg nel 2011 soprattutto per orientare al meglio la produzione.
Cominciamo dalle tipologie: sono due, Alta Langa Spumante (il riferimento al colore bianco non va riportato in etichetta) e Alta Langa Rosato Spumante. Alle due tipologie è possibile aggiungere, nel rispetto di regole mirate, anche la specificazione “Riserva”.
Per quanto attiene alla base ampelografica, è rappresentata tra il 90 e il 100% da Pinot nero e/o Chardonnay. Nel caso lo si ritenesse opportuno, è possibile utilizzare altre varietà – fino al 10% – scegliendole tra quelle non aromatiche idonee alla coltivazione in Piemonte.
Ampia è la zona di produzione delle uve, in pratica quasi 200 comuni delle province di Cuneo, Asti e Alessandria e posti sempre alla destra del fiume Tanaro.
L’Art. 4 del disciplinare enuncia le regole per la viticoltura: i terreni destinati alla produzione dell’Alta Langa Metodo Classico debbono essere collinari, di costituzione marnosa e fertilità contenuta, soprattutto le terre bianche. È fissata anche l’altitudine minima di tali impianti, indicata in 250 metri sul livello del mare. A tale proposito, va detto che una recente analisi condotta dal Consorzio Alta Langa ha evidenziato che l’altitudine media dei vigneti autorizzati a tale produzione è di 425 metri sul livello del mare. Per la densità di impianto, il disciplinare pone l’obbligo di almeno 4.000 ceppi per ettaro. La resa massima a ettaro è stabilita in 11.000 chilogrammi di uva per tutte le tipologie e la gradazione alcolica minima è di 9,50% Vol.
Quanto alle norme di cantina, la zona di vinificazione, imbottigliamento, elaborazione e invecchiamento è circoscritta al territorio della Regione Piemonte. Il rendimento massimo uva-vino è fissato nel 65%. Ciò vuol dire che da un ettaro si possono produrre 7.150 litri di vino base.
Il metodo produttivo dell’Alta Langa Docg è solo quello Classico, con una durata del processo di elaborazione non inferiore a 30 mesi per l’Alta Langa Metodo Classico e 36 mesi per le tipologie con la “Riserva”. A questo riguardo, va detto che molti produttori sottopongono i loro Alta Langa a periodi di maturazione e affinamento molto più lunghi, anche 50-60 mesi, seppure non utilizzino il riferimento alla Riserva. Nella realtà, il periodo minimo di maturazione e affinamento risulta essere di 36 mesi anche per l’Alta Langa senza la specificazione Riserva.
Quanto alle caratteristiche al consumo, gli spumanti Alta Langa Docg debbono disporre di una gradazione alcolica minima di 11,50 % Vol, un’acidità totale minima di 5,0 grammi per litro e un estratto non riduttore minimo di 15,0 grammi per litro.
Infine, in etichetta è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve, mentre è facoltativo l’uso della menzione “Vigna” seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale.

Il Consorzio e altre considerazioni finali
Fondato il 15 giugno 2001, ancora prima che venisse ufficializzato il riconoscimento della Doc “Alta Langa”, il Consorzio di Tutela ha rappresentato in quella fase un ulteriore aspetto di quella sperimentazione globale che – nelle intenzioni dei promotori – doveva testare ogni passo per costruire un comparto produttivo davvero innovativo.
Oggi il Consorzio Alta Langa è una bella realtà associativa che – con il claim “Alte Bollicine Piemontesi” – guida un settore produttivo per certi versi nuovo, per altri di lunga tradizione visto il radicamento sulle colline piemontesi che la produzione spumantistica possiede da più di 170 anni.
La compagine sociale del Consorzio oggi è composta di 146 aziende, ovvero 106 viticoltori, 74 vinificatori e 73 imbottigliatori. Evidentemente sommando i numeri delle tre categorie professionali il totale va ben al di là dei 146 protagonisti perché alcune assommano in sé più di queste figure.
Naturalmente, non tutti i produttori di Alta Langa Docg aderiscono al Consorzio, dal momento che è facoltativa l’appartenenza a questo organismo di rappresentanza e tutela. In ogni caso, il Consorzio rappresenta circa l’85% di coloro che in qualche modo utilizzano la denominazione Alta Langa. I soci del Consorzio mettono sul mercato circa 150 etichette: ciò significa che molti di coloro che producono Alta Langa Docg hanno in gamma più di un prodotto di questa denominazione.
Interessante risulta anche la segmentazione tra le varie tipologie di Alta Langa Docg: segmentando per colore, l’Alta Langa (bianco) rappresenta il 90% del totale, lasciando al Rosato solo il 10%. Segmentando invece per periodo di maturazione, il 92% della produzione attuale fa riferimento allo spumante Alta Langa senza altra specificazione, mentre l’8% è quello che utilizza anche la menzione “Riserva”.
Ultima nota è quella relativa al mercato: il 90% della produzione attuale va verso il mercato italiano e il 10% all’esportazione con la netta prevalenza per gli Stati Uniti.
Focalizzandoci sul mercato italiano, la distribuzione dell’Alta Langa è orientata verso l’Ho.Re.Ca., canale sul quale si è a lungo focalizzata l’attività promozionale dell’Alta Langa sia a livello istituzionale che a livello aziendale, allo scopo primario di favorire l’inserimento del prodotto nelle carte dei vini della ristorazione, risultato che sembra in gran parte consolidato.
Assai marginale è invece la presenza dell’Alta Langa Docg nel canale della GDO, dal momento che per volumi e prezzi questo spumante non è poi così affine con tale canale.

La Prima dell’Alta Langa
Ogni anno, indicativamente tra i mesi di maggio e giugno, il Consorzio Alta Langa organizza una nuova edizione de “La Prima dell’Alta Langa”, una grande degustazione di tutte le cuvée dei soci del Consorzio Alta Langa aperta a un pubblico di operatori professionali, buyer, enotecari, ristoratori, distributori, barman, giornalisti.
Solitamente l’evento è organizzato in una location di grande fascino e prestigio: nel 2023 si è tenuto nella settecentesca “Galleria Grande” della Reggia di Venaria e nel 2022 nel Museo di Italdesign a Moncalieri (TO). Partecipano tutti i produttori aderenti al Consorzio con le loro principali etichette di Alta Langa Docg, almeno un centinaio tra vini bianchi, rosati, riserve, grandi formati, millesimi rari. La prima edizione risale alla primavera del 2018, quando al Castello di Grinzane Cavour (CN) si riunirono i 18 produttori del Consorzio di allora.

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