A piedi tra le vigne del Barolo, Re dei rossi

Camminare fa bene, al corpo e alla mente. Ma è anche il migliore dei modi per lasciarsi alle spalle l’aria, gli spazi ristretti e le ansie della città per trovare in mezzo ai filari ordinati il senso – pieno e vero – di una zolla di terreno, di un grappolo, di un sorso di vino…

Roberta Ferraris Settembre 2021
A piedi tra le vigne del Barolo, Re dei rossi

Chi apprezza il buon vino e lo beve, queste esperienze le deve fare, almeno uno volta nella vita: accarezzare il tronco fibroso di una vite di nebbiolo, sperimentare sotto i propri piedi la polvere dall’aspetto calcinato o il fango adesivo e sdrucciolevole in un giorno di pioggia, contemplare (e stupirsi) della perfetta, armonica geometria del vigneto, con i filari che abbracciano il pendio. Camminare nelle vigne dovrebbe diventare necessario e forse anche obbligatorio per il buon bevitore, per capire come e dove nasce il prezioso contenuto di una bottiglia di Barolo. Ed è proprio nei luoghi dove nasce il re dei rossi che vi portiamo a camminare e contemplare.

Un itinerario nei vigneti delle Langhe non può che avere inizio da Barolo, paese ricco di attrattive enologiche e non, di cui rimandiamo la visita, con inevitabile degustazione, alla fine della passeggiata. L’escursione richiede di essere sobri e lucidi, e comporta anche un discreto impegno fisico, pur non presentando particolari difficoltà. La meta prevista per l’ora di pranzo è La Morra, altro paese che fa parte degli undici comuni elencati nel disciplinare del Barolo DOCG, oltre che magnifico punto di osservazione su tutte le Langhe. Al belvedere che come tutti i punti panoramici sta in un punto elevato, dunque bisogna arrivarci, mettendo in conto la differenza di quota tra i due borghi, che è di poco più di 200 metri, a cui si aggiungono non pochi saliscendi.

La partenza da Barolo
Sia Barolo sia La Morra sono attrezzati di sentieri ben segnati, anche se, arrivati in paese, può non essere semplice trovare l’imbocco giusto. Il punto di partenza è il parcheggio di piazza Cabutto, da cui si torna alla SP 163 (via Roma), che si segue per un breve tratto in direzione nord. Oltre una casa, sulla sinistra, ecco la pista sterrata oltre un cancello, che ci introduce senza alcun preambolo alla vigna, per giunta in ripida salita. Prendendo fiato, non dimentichiamoci di guardare il paesaggio alle spalle: Barolo è là sotto, nella sua conca, con il castello, le cantine e le vinerie.

Il sentiero (305 A) incrocia un paio di volte la strada che sale da Barolo per La Morra e Novello, ma la segnaletica è precisa: basta tenere d’occhio le paline con le tabelle biancorosse.
Al castello della Volta abbiamo ormai alle spalle il tratto più ripido. Possiamo prendere fiato e immaginare la marchesa di Barolo Giulia Colbert e Silvio Pellico intenti nella lettura in uno dei saloni del castello o all’ombra degli ippocastani, quando ancora il degrado dell’incuria e le cannonate dei tedeschi, non ne avevano compromesso la struttura. Costruito forse già nel XII secolo dai marchesi di Saluzzo, passò nel XIII ai Falletti, facoltosa famiglia di banchieri albesi. I Falletti furono investiti del feudo di Barolo da Carlo d’Angiò nel 1307 e lo tennero fino all’estinzione della casata, con la morte di Carlo Tancredi nel 1838. Con la morte di sua moglie, Giulia Colbert, nel 1864, il castello della Volta fu abbandonato e in più occasioni ha persino rischiato l’abbattimento. Oggi è proprietà privata di una casa vinicola. Nonostante i lavori di restauro avviati una decina di anni fa, conserva un aspetto severo e decadente, pur circondato da curatissime vigne. Il nome del castello deriva da un fatto realmente accaduto – il crollo di una volta durante un banchetto, che fece un gran numero di vittime – fatto poi entrato nella leggenda e in vario modo arricchito di dettagli truculenti.
Passiamo oltre, procedendo verso la vicina e più solare cappella di San Pietro, dal cui piazzale prosegue il percorso che sale alla collina del Bricco.

Lasciamo ben presto le vigne per inoltrarci in un bosco. Ebbene sì, non tutto il territorio del Barolo è interessato dalla monocoltura intensiva della vite. Rimangono preziose isole di natura più selvatica, scrigno di biodiversità, luoghi importantissimi per la conservazione di specie animali e vegetali. Il sentiero sale anche ripidamente, ottimamente segnato. Bisogna solo prestare attenzione al terreno, che può essere scivoloso in caso di pioggia. Quest’ultima salita ci ha portato quasi sulla cima del “bric del Dente”, ma possiamo evitare di raggiungerne la modesta vetta (553 m), per proseguire sulla tranquilla strada asfaltata che conduce al centro di La Morra. A una curva, occhio alla palina: c’è una scorciatoia che porta direttamente al paese e da lì al belvedere di piazza Castello dove la vista è a perdita d’occhio sulle colline.

Il castello dei Falletti da cui prende nome la piazza da tempo non esiste più, distrutto dai francesi nel 1544, durante una delle tante guerre d’Italia del XVI secolo. Sulle rovine fu successivamente costruita nel XVIII secolo la bella torre campanaria isolata, mentre la piazza è una creazione dall’Ottocento, realizzata una volta spianati gli ultimi ruderi del castello.

La Morra offre una varietà di vinerie e locali dove organizzare una sosta ristoratrice. Un ultimo sguardo ai bei palazzi settecenteschi tra le vie del borgo e il cammino prosegue. Bisogna tornare alla SP 58 (via Roma) e seguirla per un breve tratto in direzione sud, fino al bivio per la località Fontanazza, dove troviamo le prime indicazioni per la cappella del Barolo. Sarebbe facile arrivarci direttamente seguendo la tranquilla strada asfaltata, ma al primo bivio a sinistra, l’indicazione “Sentiero Grandi Vigne n°6” è troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Lasciamo dunque l’asfalto e sporchiamoci le scarpe tra i filari, seguendo i segnavia di uno dei sette percorsi segnati del comune di La Morra. Attenzione poco più avanti: in vista della borgata Boiolo, il sentiero piega a sinistra prima delle case e raggiunge poco più avanti la strada sterrata che attraversa la frazione. All’ultima casa prendiamo a destra per trovare un’altra inaspettata zona boscosa e ombrosa.

Le vigne riprendono poco oltre la borgata di Torriglione, località che, con Boiolo, è tra quelle meritevoli di “menzione geografica aggiuntiva”: stiamo camminando tra i cru del Barolo, in una bellissima conca che attraversiamo a mezzacosta, fino a raggiungere un’amena cappella campestre. Da qui possiamo proseguire sul Sentiero Grandi Vini e arrivare alla frazione Annunziata, primo insediamento della comunità di La Morra, sorto nel XII secolo intorno al monastero benedettino di San Martino di Mercenasco, a sua volta insediato sul sito di una villa romana, dove già si coltivava la vite. I Benedettini se ne andarono nel XV secolo e una nuova abbazia fu costruita dai Servi di Maria, che continuarono a curare la vigna e produrre vino. Le cantine dell’abbazia sono la testimonianza di una continuità rispetto alla presenza della vite sul territorio, dai tempi della gens Nervia che possedeva questi fondi nel I secolo d.C. Ospitano dal 1971 il Museo Renato Ratti dei vini di Alba.

Il cammino prosegue: torniamo sui nostri passi alla cappella campestre, dove troviamo le indicazioni di un altro itinerario, il “Sentiero del Barolo n°7”. Scendiamo dunque tra i vigneti della sottozona Annunziata e, con una breve risalita, raggiungiamo le vigne del cru Brunate. Eccoci alla più fotogenica e fotografata cappella campestre delle Langhe, dedicata alla Madonna delle Grazie, che la famiglia Ceretto ha affidato alla creatività di due artisti di fama internazionale, Sol LeWitt (1928-2006) per l’esterno e David Tremlett (1945) per l’interno. Dedichiamo un momento di meditazione nel silenzio di questo ambiente aperto a tutti i culti e soprattutto a quello di Bacco, prima di affrontare l’ultima discesa e la risalita a Barolo, in tempo per un aperitivo, una degustazione o una visita al WiMU, il Museo del vino multimediale.

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Una giornata di cammino
Lunghezza: 13 km
Difficoltà: percorso facile e per tutti. Sono necessari scarponcini da trekking.
Mezzi pubblici: muoversi nelle Langhe in autobus è oggettivamente difficile. Viaggiano, soprattutto a servizio delle scuole, i bus GTT della linea 172 “delle Langhe”, con fermata in piazza Cabutto e partenza da Alba, da Mondovì o da Dogliani (www.gtt.to.it). Fattibile solo prevedendo di pernottare a Barolo.
Mangiare: a La Morra non è difficile trovare cibo di qualità elevata. Per un pasto veloce la Vineria San Giorgio dispone anche di un bel dehors su piazza Castello (tel. 0173 067183, via Umberto I 1).
Informazioni: a La Morra l’ufficio turistico si trova nell’antica loggia del mercato, in piazza Martiri 1 (tel. 0173 500344). A Barolo l’ufficio informazioni coincide con la biglietteria del WiMu, presso il castello (tel. 0173 386697).
Da vedere: a Barolo, il WiMu, il Museo del Vino, un allestimento multimediale all’interno del castello Falletti, che racconta in modo poetico il nostro rapporto con il nettare di Bacco.
Necessaria la prenotazione, www.wimubarolo.it.
A La Morra, frazione Annunziata, lungo il percorso, il Museo “Renato Ratti” dei vini di Alba raccoglie preziose testimonianze e oggetti d’uso che raccontano l’evoluzione della viticoltura nel territorio. In fase di restauro, il museo riaprirà nel 2022. www.renatoratti.com