25 nazioni creano l’Organizzazione Mondiale del Turismo del Vino

L’offerta enoturistica si prepara al “dopo-pandemia” con la certezza che il settore avrà margini di sviluppo superiori a qualunque altro comparto

Novembre 2020
25 nazioni creano l’Organizzazione Mondiale del Turismo del Vino

Global Wine Tourism Organization: è questa la denominazione che si è data una neonata aggregazione di operatori pubblici e privati, provenienti da 25 Paesi già membri di UNWTO (Organizzazione mondiale del turismo), per contribuire allo sviluppo socio-economico dei territori vocati alla destinazione enoturistica. Con lo slogan “Recuperare il turismo, ricostruire la fiducia, rinforzare le alleanze”, nella riunione plenaria svoltasi a Madrid lo scorso novembre si è costituita una rete internazionale di conoscenza e imprenditorialità perfettamente integrato all’interno di quel modello di governance inclusivo ben delineato dagli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile previsto dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’enoturismo negli ultimi anni si è dimostrato un fenomeno in netta espansione: solo in Italia, secondo il Rapporto 2019 sul Turismo del Vino in Italia, ha raggiunto la dimensione di circa 2,5 miliardi di euro, attraendo quasi 14 milioni di wine tourist all’anno. Nel 2019 l’enoturista ha speso in media 85 euro visitando il territorio da “escursionista” (cioè nella sola giornata), circa 160 euro al giorno in caso di pernottamento e rappresenta una fonte reddituale in crescita per le aziende vinicole che offrono accoglienza in cantina, pari al 26,9% del loro fatturato.

L’organizzazione prende forma, e non a caso, in un momento decisamente particolare caratterizzato dalla ricaduta economica negativa della pandemia, che ha particolarmente colpito l’intero settore turistico. Potremmo, infatti, considerarla come una sorta di “scommessa” che guarda oltre, al futuro, a quando – ce lo auguriamo tutti – il tempo del virus sarà superato.

Una scommessa ma non certamente un azzardo: i promotori dell’iniziativa sanno che il desiderio di muoversi in libertà tornerà, appena possibile, a predominare e sarà moltiplicato dalle rinunce sopportate durante i ripetuti lockdown: il dopo pandemia, da questo punto di vista, va dunque inteso come un momento intenso e ricco di opportunità. Che va preparato e accompagnato.

Da qui la nascita dell’organizzazione mondiale, che intende contribuire allo sviluppo economico dei territori enoturistici e promuoverli nei mercati nazionali ed internazionali, creando le condizioni affinché tutti i suoi membri possano lavorare in stretta collaborazione tra loro e con lo scopo di sviluppare anche una maggiore professionalizzazione attraverso programmi di formazione specializzata. Al centro di queste sinergie, l’idea di un enoturismo inteso come attività di rivitalizzazione del patrimonio culturale e ambientale: conoscere una regione attraverso i suoi vini e ammirando il suo paesaggio, i suoi gioielli architettonici e la sua gastronomia è la miglior ricetta per dimenticare i momenti bui.

Ma la proposta enoturistica non può essere improvvisata e occorre pertanto formare una classe di professionisti, fortemente integrati tra loro per superare i tradizionali campanilismi, attenti a creare ambienti sicuri e protetti e immaginare itinerari rispettosi delle scelte che anche i cambiamenti climatici ci imporranno.