BOQUERIA, IL CUORE DI BARCELLONA

Turismo
01-Sep-2017

DARIO BRAGAGLIA







Genuinamente verace con le sue grida, gli odori e i colori dei prodotti



  • MERCATO DELLA BOQUERÍA SULLE RAMBLAS
  • I SUCCHI DI FRUTTA ALL'INGRESSO DELLA BOQUERIA
  • MERCATO DELLA FRUTTA ALLA BOQUERÍA

 

Affollato, colorato, spesso caotico, tanto che la sindaca Ada Colau già nel 2015 ha vietato le visite ai gruppi organizzati superiori alle 15 persone. Una delle diverse iniziative, come il divieto di costruire nuovi alberghi in centro, con cui la città cerca – non senza ragioni – di frenare lo snaturamento che il turismo di massa sta portando nei vari quartieri.

La Boqueria strizza un po’ l’occhio ai turisti, ma rimane genuinamente verace con le sue grida, gli odori, la moltitudine infinita di prodotti, i venditori che oggi sono, in alcuni casi, alla terza o quarta generazione. Chi arriva dal Nord, quando varca il bel portale ad arco, opera di Antoni de Falguera, ha la certezza di trovarsi nel Mediterraneo e che la Boqueria da sola vale il viaggio. Avrete capito che sono un po’ di parte, perché ritengo Barcellona una delle migliori destinazioni gastronomiche in Europa. Se appena appena conoscete già le principali attrazioni, lasciate da parte Gaudí, Sagrada Familia, Tibidabo e prendetevi il tempo per girare nei quartieri popolari, da Poble Sec a El Born e fidatevi dell’istinto: magari qualche volta sbaglierete indirizzo, ma il più delle volte vi capiterà di mangiare benissimo spendendo soltanto 15 o 20 euro.

La carta d’identità della Boqueria

L’atto di nascita ufficiale della Boqueria è datato 19 marzo 1840, giorno di San Giuseppe, perché questo è il mercato Sant Josep, per tutti la Boqueria. Bocateria, bocaria, boqueria: tutte varianti che sembrerebbero derivare dalla parola catalana boc, ovvero il caprone, il becco. I piemontesi non avranno difficoltà ad associare la parola al bech (con le tante varianti da zona a zona), il caprone appunto E, volendo fare altre ipotesi, si può semplicemente ricordare che la parola francese per macelleria è boucherie. Insomma, è probabile che da tempo immemorabile da queste parti si vendesse carne. Dunque, 1840: posa della prima pietra e inizio del cammino di modernizzazione di un luogo dove, a detta del più antico documento, si faceva mercato fin dal 1217. Nel corso dei secoli ci sono stati spostamenti, distruzioni, incendi ma anche innovazioni all’avanguardia come l’illuminazione a gas che arriva nel 1871 alla vigilia di Natale, quella elettrica alla fine del secolo, la copertura metallica del 1914 per proteggere merci e venditori che dà al mercato l’aspetto odierno. Entrando dalla Rambla si incontrano prima la frutta e la verdura e se avete bisogno di dissetarvi o rinfrescarvi c’è un’offerta coloratissima di succhi di frutta e macedonie fatti al momento; al centro l’enorme ovale del pesce e dei frutti di mare, al fondo carni e pollame. Con le dovute eccezioni alle regole, perché siamo pur sempre a Barcellona e basta guardarsi attorno. Con architetti come Gaudí, Puig i Cadafalch, Domènec i Montaner si ha la certezza che il genius loci non manchi di fantasia e di molta estrosità.

Tuffiamoci nel mercato, anche se qui inizia il difficile, perché fra 300 banchi, negozi, bar e ristoranti a scegliere pochi nomi, gli imperdibili, si rischia di lasciar dietro dei pezzi di storia. Intanto per acclimatarci e guardarci intorno possiamo accomodarci al Bar Pinotxo, aperto dalla primissima mattina al pomeriggio. Il posto giusto sia per la colazione sia per le tapas. Già seguire le evoluzioni di baristi e camerieri è uno spettacolo. Nome e fama del bar la si devono a Joan Bayén, che tutti conoscono come Juanito o Pinocchio: il nome che diede da bambino al suo cane dopo aver visto il film di Disney, si dice. Pinotxo è uno dei posti dove si rifocilla anche la gente del mercato, quindi non troverete solo turisti. In ogni caso prima di voi qui sono passati i Rolling Stones, Jean-Paul Gautier, Steven Spielberg, Jacqueline Bisset e, più modestamente, stuoli di giornalisti che, finito il turno di notte, si fermavano per la prima colazione. Il bar è aperto dalle 6 di mattina e l’orario può essere un suggerimento per visitare il mercato in momenti di minore affollamento e di più autentica frequentazione locale.

In tema di suggerimenti

Altro suggerimento: El Quim de la Boqueria famoso per le uova con le seppie fritte accompagnate da un bicchiere di Cava e in genere per il pesce alla griglia. A presiedere le danze c’è Quim Marquèz Duran. Sempre per gli amanti del pesce alla griglia, un altro indirizzo da annotare è Kiosko Universal, con servizio forse un po’ più rapido che da Quim. Ma se venite alla Boqueria non fate le cose affrettate: take your time direbbero gli inglesi e godetevela. Fra bar e ristoranti troverete una quindicina di opzioni per sedervi a tavola. Marco Malvaldi nel suo divertente libro La famiglia Tortilla (avventure gastronomiche di una giovane famiglia a Barcellona, EDT, 2014) ha una sua opinione: “fatevelo dire: venire alla Boqueria e non mangiarci è una privazione”. Ora, non me ne voglia il bravo Malvaldi, ho iniziato la parentesi letteraria con lui ma dobbiamo arrivare al grande Manuel Vázquez Montalbán e al suo alter-ego Pepe Carvalho che in compagnia di Biscuter è un habitué del mercato, dove va a far la spesa per prepararsi pranzi e cene con prodotti garantiti. E poi altre belle pagine sulla Boqueria nella Barcellona gotica e notturna raccontata da Carlos Luiz Zafón.

E veniamo all’isola del pesce che è, anche fisicamente, il cuore del mercato. Da sola occupa circa il 17% della superficie complessiva, seconda solo allo spazio dedicato a frutta e verdura. Si rincorrono molti nomi femminili: Carmen, Rosita, Antonia, Dolores, Angelina, Bea e tante altre. Sono le titolari dei banchi di pesce, spesso ereditati di generazione in generazione che rimandano al secolo scorso e a pescivendole che hanno fatto la storia del mercato, come Pepa, la signora del tonno o Lola la signora delle aragoste. E poi ancora Victoria e Teresa Olivé, personaggio mitico che i veterani della Boqueria ricordano capace di affettare enormi tonni. Teresa con il marito arrivò oltre 130 anni fa alla Boqueria da Barceloneta che era il quartiere povero dei pescatori. E come lei fecero molti altri, intuendo che al mercato della Rambla si sarebbe venduto molto di più. Un percorso duro e difficile proseguito dal nipote Manel Ripoll.

Dopo le Olimpiadi…

È solo negli anni ’70 che i ristoratori hanno cominciato a incrementare i loro ordini di pesce, richiesto dai turisti che visitavano sempre più numerosi la Catalogna. Con le Olimpiadi del 1992, il mercato è diventato un’attrazione turistica e alcuni pescivendoli si sono trasformati in piccole star. La risistemazione dell’isola del pesce nel 2002 ha provvisto l’area di nuovi banchi con un’illuminazione che valorizza la merce esposta, attrezzature in acciaio inossidabile e pavimento antiscivolo. Ma molti ricordano i momenti difficili e la svolta positiva che per molti è arrivata quando hanno deciso di non vendere solo al minuto, ma di puntare anche alla distribuzione in hotel e ristoranti. “Quando siamo partiti con la distribuzione, si facevano le consegne già con una Seat 124 ed è per questa ragione che oggi siamo cresciuti” ha raccontato in un’intervista Luís de Buen, uno dei rappresentanti delle nuove generazioni di imprenditori che ora operano all’interno del mercato. “Nessuno sa perché, ma se uno ha cominciato con una 124…” E a chi ci avesse preso gusto, ricordiamo che Barcellona ha 39 mercati alimentari, certo meno famosi della Boqueria ma altrettanto vivaci, come quello di Santa Caterina, nella Ciudad Vella, completamente rinnovato nel 2005 con una bellissima tettoia colorata. 
Per maggiori informazioni, ecco il sito ufficiale della Boqueria: www.boqueria.info   









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