Wine bar: moderne osterie
in rapida evoluzione


Lorenzo Tablino


Crescono rapidamente i wine bar, i luoghi emergenti per il consumo del vino e per l'aggregazione giovanile, i locali laboratorio ove si misurano le tendenze per i nuovi mercati del beverage.

Prima consentitemi un piccolo amarcord, vorrei tornare indietro di cinquant'anni. Per rispetto del passato, che considero una grande regola etica, vorrei entrare un attimo, con la mia immaginazione, in quei locali ove si consumava in quegli anni il vino.
Nelle classiche osterie: i paesi, le città, le frazioni erano pieni di quel crocevia poliedrico di umanità e di personaggi, di povertà e di illusioni. Il vino era solo alimento, non certo piacere, si badava alla quantità, si versava da rubinetti in ottone, si aspirava dai tubi Venturi, si riempivano quartini, mezzi litri, litri, brocche, boccali.
L'odore dei locali era caratteristico e indescrivibile: vino dappertutto, sui pavimenti e sui tavoli in legno, sulle sedie impagliate e traballanti, sul banco in marmo grigio, macchiato da chissà quanti anni. Si beveva dalle otto del mattino alle nove di sera, nei bicchieri il comune "da pasto a undici gradi", oppure il Vermuth di Radicati ed il Marsala all'uovo di Magnoberta. Si posavano poche lire sul tavolo, il bicchiere era pieno, poi un altro e ancora un altro... Sguardi assenti, visi arrossati, occhi lucidi, noia e silenzio erano i contorni di gesti che si ripetevano all'infinito.

Cinquant'anni dopo, andiamo a curiosare, nei wine bar, i nuovi luoghi di consumo, l'atmosfera è radicalmente cambiata. Ambienti innovativi, luci speciali, arredamenti moderni, quasi sempre domina l'inox, la plastica, le forme speciali e i colori forti.
Negli scaffali grandi vini, etichette di alto profilo, eccellenti produttori. Alle pareti materiale informativo, spesso su un tavolo guide, testi, riviste specializzate. Un luogo ove domina il vino con contorni e dintorni e a tutti i livelli.
Certo trovi un caffè o un amaro, ma la priorità è chiaramente per il nome del locale: wine bar.
Infatti alcuni dei gestori si definiscono ancora osti, ma la tendenza è vinai. Sono in crescita: oltre mille in Italia. Dal 1999 sono in pratica raddoppiati.

Perchè tanto successo? Il cliente è un ospite che non si limita a "sbicchierare", nel rito dell'aperitivo trova ambiente, atmosfera, spesso compagnia, oltre ad un'ottima scelta di etichette e tutte di alta qualità.
E aggiungiamo in molti casi: orari poliedrici, proposte articolate, posti a sedere per colazioni di lavoro o piccoli assaggi, musica, animazione, corsi di degustazione, attenti e professionali consigli per il servizio e la conservazione.
Un luogo ideale per gli amanti di Bacco, un luogo emergente dalle grandi potenzialità, soprattutto nelle zone più vocate nel panorama vitivinicolo mondiale.

Abbiamo raccolto due testimonianze albesi:
Vincafè di Torchio e Penna in via Vittorio Emanuele 12 ad Alba. Il locale che fa tendenza in Alba ed è molto frequentato, in particolare nelle ore dell'aperitivo.
"Giovani, molti giovani" ripetono i titolari, per il 70 % dei clienti, anche ventenni, notiamo inoltre un aumento della presenza femminile. C'è una clientela estera, svizzeri e tedeschi legata ai tour enogastronomici in Alba e Langhe".
Il locale offre un'articolata carta dei vini esposta su una lavagna, dietro il bancone e ben visibile ai clienti; troviamo vini di eccellente qualità: Dolcetto d'Alba dei Gresy a 2,80 euro e Nebbiolo d'Alba Pio Cesare a 3,7 euro.
Molto ampia l'offerta di vini internazionali, curata la scelta delle zone. Ogni quindici giorni si rinnovano i vini.
Un pregio del locale è certamente l'elasticità dell'orario: si mangia a tutte le ore, si potrebbe dire secondo un'abitudine europea, piatti caldi sino alle 15, a seguire formaggi e salumi o altro.
Ai clienti è offerta la possibilità di approfondire la conoscenza e la cultura del vino con varie iniziative, esempio corsi di degustazione. Che vini richiede il poliedrico pubblico del locale? Rossi albesi, Barbera sempre in pole position, il Dolcetto in buona ripresa, come il Nebbiolo, tra i bianchi Arneis e poi i bianchi del Trentino e Collio.

Brasilera in via Vittorio Emanuele 1 ad Alba.
Giorgio Graziano è paziente... molto. Mi ascolta mentre il locale è pieno... pienissimo, per il rito dell'aperitivo. "Su 50 bicchieri di vino, 2 saranno di vermuth o amari" precisa.
Alle spalle un armadio a temperature differenziate, sul banco le migliori etichette dell'albese. Arriva un cliente inglese; cerca una Barbera d'Alba, poco dopo una coppia, abitante a Barolo, chiede un Sauvignon Nuova Zelanda, un esempio classico di cultura internazionale del vino.
"Va molto la Barbera, nei bianchi Arneis ma pure Favorita e Chardonnay, c'è richiesta di bianchi strutturati e dei dolcetti di Dogliani, ricchissimi di colore ed estratto".
Il locale offre pasti caldi e soprattutto un eccellente versatilità nell'orario: è aperto dalle 7 del mattino alla 1 di notte. Sulla lavagna i migliori spumanti: Bellavista e Roederer, rispettivamente a 4 e 7 euro.

Un solo appunto ai due locali: da una ricerca Nielsen - Bar Giornale risulta che la presenza di giovani è rimarcata nei wine bar più attenti ai prodotti del territorio.
In verità ho trovato moltissime etichette albesi, ma tra le eccellenti marche degli spumanti, offerti in flutes, non ho visto Alta Langa - metodo classico. Un prodotto con maggiori valenze territoriali penso non possa esistere.

 
   
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