Vita dei vini ed etichette


Vittorio Vallini


Prendo spunto dall'editoriale di Matteo Marenghi (VigneVini 6/02) "Vino e comunicazione: siamo all'anno zero", per denunciare una delle più eclatanti carenze di comunicazione tra i produttori di vino ed i consumatori: non far sapere quando il vino è stato imbottigliato.

Ogni vino, ciascuna bottiglia, hanno una vita definita, che è determinata da numerosi fattori, (dalle varietà di uve utilizzate, dal processo di vinificazione ed affinamento e da come le bottiglie sono conservate).
Nella maggior parte dei casi, quando una bottiglia viene immessa sul mercato vuol dire che è pronta alla beva, ma in alcuni vini, quelli cosiddetti da invecchiamento, si può rappresentare la variazione delle caratteristiche organolettiche del vino nel tempo attraverso una parabola, con un inizio (che si può paragonare alla pubertà degli umani) dove il vino non è ancora pienamente "maturo", una parte centrale della curva (che i francesi chiamano Apogee), dove si esprimono al meglio le sue caratteristiche gustative, ed una parte finale in declino.
In pratica questi vini possono migliorare con l'invecchiamento, quindi il consumatore deve soltanto aspettare il momento giusto per poterne apprezzare tutta la qualità.
Ma esistono altre categorie di vini dove il meglio delle loro caratteristiche le si riscontra appena prodotti, segnatamente quelli che esprimono la loro specificità nella fragranza dei profumi, che notoriamente sono i primi attributi dei vini a svanire ed a trasformarsi nel tempo; questi vini (Moscato d'Asti, Brachetto, Malvasia, ma anche Prosecco, Asti spumante ed in genere i vini spumanti non millesimati), vanno bevuti giovanissimi, al più presto possibile dopo l'imbottigliamento.

Qui si pone il problema per il consumatore, perché, contrariamente a quanto si pensa, per questi vini doc o docg, i disciplinari non richiedono di indicare in etichetta l'anno della vendemmia, che infatti compare raramente.
In pratica si acquistano questi vini senza sapere quando sono stati prodotti, da quale annata provengono le uve utilizzate e tantomeno quando sono stati imbottigliati; questo vuol dire che vini che dovrebbero essere bevuti giovanissimi, rischiano di restare sugli scaffali per anni, con la conseguenza che quando verranno degustati saranno sicuramente "decrepiti" e cioè non più buoni dal punto di vista organolettico.
Ci sarebbe una soluzione facilissima, indicare in etichetta l'annata, o meglio ancora in controetichetta la data di imbottigliamento (nessuna legge lo proibisce); ma avranno il coraggio i produttori di andare contro le esigenze della distribuzione, che vuol vendere qualsiasi vino (anche quello reso imbevibile dal tempo), senza doverne rendere conto ai consumatori?.
Qualche produttore di Moscato d'Asti indica la data di imbottigliamento in controetichetta, (per esteso e non con le sigle criptiche permesse dalla legge per indicare il N° di lotto) e qualche produttore di spumante, sempre in controetichetta dichiara l'anno di sboccatura.
Sono dei timidi tentativi che vorremmo generalizzati, anche per evitare che i consumatori bevendo un vino decrepito (senza saperlo) lo giudichino scadente, dando la colpa al produttore.

 
   
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