Da Barolo & Co.
dicembre2002


Via il fumo dal ristorante: subito

Elio Archimede


Ora non potranno più dirci: "non c'è una legge precisa" e soprattutto nessuno potrà più permettersi di assumere quel ridicolo atteggiamento impacciato di chi non vuole scontentare nessuno e quindi, nel dubbio, non fa niente (e scontenta così la propria clientela più avveduta).
Ora la legge precisa c'è e non è vero quanto hanno scritto o detto alcuni: il divieto entrerà in funzione tra un anno. Falso: il divieto è già entrato in vigore, soltanto c'è una tolleranza per gli esercenti che entro un anno debbono mettersi in regola. Il divieto è già operativo da subito.
Incredibile che per una decisione di civiltà e di pulizia (perché il fumo - oltre che causa di malattie - è anche sporcizia ambientale) si sia dovuto impiegare così tanto tempo e si debba ancora fare discussioni così fastidiose con i fanatici del fumo.
Chiuso il discorso. Tutti i ristoratori debbono informare subito tutti i loro clienti che il fumo è bandito. Se hanno il coraggio di fare il forno affumicatorio, lo facciano in una delle loro stanze. In caso contrario, non c'è storia: non si fuma.
E' il caso di ricordare che non è in discussione nessuna libertà individuale. Con tutte le conferme ufficiali sul cancro causato dal fumo attivo e soprattutto da quello passivo, le persone responsabili avrebbero già dovuto da tempo rinunciare ad un piccolo piacere a favore degli interessi collettivi. Infine chiunque ami davvero il gusto (e soprattutto il buon gusto) avrebbe dovuto compiere da tempo la scelta di non mescolare il sottogusto della sigaretta al gusto del cibo e dei vino.
L'augurio per il nuovo anno parte di qui: dalla speranza che non si debba più lottare e farsi insultare per ottenere il rispetto di un diritto legale.
Altro augurio è che nel ristorante si sviluppi un nuovo equilibrio tra costi e servizio. Se in genere il carovita ha galoppato, ciò è senz'altro avvenuto nella ristorazione. Non sappiamo se esistano statistiche fondate, ma la nostra impressione che nel corso del 2002 i timidi abbiano incrementato tra il 30 e il 35%, i più dei 50-60%. La soglia delle 50 mila lire di un pasto normale è stata brutalizzata, a fronte di un incremento dei costi generali che Si può stimare in non più del 5%, perché a livello delle forniture la concorrenza è forte. Al livello maggiore, là dove si spendeva tra le 100 e le 150 mila lire, il prezzo è passato serenamente a 100 euro. Ma almeno a questo livello si mangia a livello eccezionale, si ottiene un servizio attento e abbondante, si gode di una frequenza selezionata e quindi non si subisce l'inquinamento ambientale.
Chi deve meritarsi l'aumento improprio del 20-30% è proprio la fascia media, che a fronte di questo valore aggiunto, nella grande maggioranza dei casi non ha fornito miglior servizio o miglior cibo.
Così non è sviluppo, così è soltanto carovita.

 
   
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