Epidemia di SARS
ristoranti cinesi e poveri cristi

Mario Valpreda
Direttore Sanità Pubblica
Regione Piemonte



Con imponente fragore mediatico arriva una nuova malattia a compromettere i già precari equilibri della sanità pubblica mondiale. Si tratta di una polmonite virale atipica, battezzata dal suo acronimo, SARS. Le prime segnalazioni partono da un albergo di Hong Kong, dove è ospitato un medico cinese che si ammala e contagia una dozzina di persone, tra colleghi e ospiti. E' l'inizio di un'epidemia che si diffonde rapidamente, mostrando caratteristiche inusuali di malignità e di resistenza alle terapie solitamente impiegate per curare le affezioni polmonari.
Le autorità sanitarie cominciano a preoccuparsi, anche perché l'agente causale non è ben definito. L'OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) manda sul posto i suoi specialisti e subito si registra un dramma: muore il dottor Carlo Urbani, uno degli infettivologi giunto da Ginevra per studiare il nuovo morbo. La morte del nostro stimato connazionale, con alle spalle decine di missioni mediche internazionali, suscita in tutto il mondo grandissima emozione.
Cominciano, martellanti, i bollettini quotidiani sulla progressione della SARS, che aprono le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Poco giova che nel frattempo il CDC di Atlanta (il più accreditato laboratorio mondiale per lo studio della malattie infettive) abbia scoperto il patogeno che provoca la SARS. Anzi, la paura aumenta perché il coronavirus responsabile dell'infezione appartiene ad una famiglia nota per la sua capacità mutagena. In altre parole la sua struttura non è stabile ma subisce frequenti variazioni. Un impedimento non da poco sia per trovare test che consentano una pronta diagnosi sia per allestire vaccini.
Per trovare soluzioni al problema lavorano febbrilmente in tutto il mondo migliaia di ricercatori. Anche perché a trovare il bandolo di questa intricata matassa c'è da coprirsi d'oro. Basta pensare a quanti sarebbero, nel mondo, i potenziali vaccinanti. Intanto il virus continua a viaggiare, con gli aerei, in tutto il mondo. Uno dei focolai secondari più contagiosi è segnalato in Canada, dove uno dei malati partecipa ad un seminario di una comunità religiosa e contamina decine di persone.
In realtà secondo molti medici, l'allarmismo ed il chiasso che si fanno attorno alla SARS sembrano frutto di esagerazione mediatica: la velocità di diffusione del coronavirus è più lenta di quella della normale influenza che ogni autunno-inverno affligge più di un miliardo di persone in tutto il globo.
Anche nel conto dei morti il paragone influenza-SARS fa riflettere: dopo tre mesi la polmonite atipica ha mietuto, in tutto il mondo, circa 600 vittime mentre i deceduti per l'ultima epidemia influenzale (inverno 2002-2003) sono ben 250.000! Ed analizzando le varie fasce di mortalità si capisce che a soccombere sono prevalentemente le persone già a rischio: anziani over 65, cardiopatici, asmatici con insufficienze respiratorie gravi, diabetici, immunodepressi, portatori di patologie croniche. Fortunatamente i bambini sono quelli che se la cavano meglio, con tassi di mortalità molto ridotti.
E in Italia? Anche qui grande allarme, con decine di segnalazioni di casi che si rivelano infondati. Quello che invece affiora implacabilmente è la paura del diverso, un timore irrazionale che fa disertare i ristoranti cinesi. Non importa che l'OMS dichiari ripetutamente che la SARS non si diffonde attraverso gli alimenti: le notizie che giungono dalla Cina continuano a spaventare e nessuno si ricorda più che i cinesi sono più di un miliardo e cinquemila malati, statisticamente ed epidemiologicamente, sono un numero trascurabile. In verità contribuiscono a mantenere alta la tensione anche i provvedimenti da coprifuoco che adottano i governanti dell'ex Celeste impero: interi quartieri isolati e sorvegliati a vista, rimozioni di sindaci e ministri, minacce di ergastolo e pena di morte per i presunti untori.
Tutta benzina sul fuoco che contribuisce ad emarginare sempre più i poveri cinesi che da noi si industriano a sbarcare il lunario cucinando riso alla cantonese, involtini primavera e gelato fritto. A poco giova, anche se indubbiamente è un bel gesto, che l'Assessore regionale alla Sanità del Piemonte Antonio D'Ambrosio ed il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino si facciano fotografare nei ristoranti cinesi: i clienti continuano a diffidare.
Per fortuna arriva l'estate, un periodo poco propizio per le malattie respiratorie, nostrane od esotiche che siano. I casi di SARS caleranno, i giornali parleranno d'altro ed anche le misure eccezionali che il Ministro della Salute Sirchia ha imposto negli aeroporti si attenueranno.
Fino al tardo autunno, quando l'arrivo della solita influenza farà di nuovo salire la tensione.
Nel frattempo a causa di tubercolosi e malaria, aggravate da fame, miseria, mancanza d'acqua e di cure adeguate, continueranno a morire milioni di persone in tutto il mondo, in maggioranza bambini. Ma sono poveri e del loro destino infame non si cura quasi nessuno. Mentre tutti sono pronti a darsi da fare, con un'attenzione oggettivamente smisurata rispetto all'entità del rischio sanitario, se a correre qualche pericolo sono ricchi turisti ed importanti manager, abituati a saltare da un aereo all'altro.
Così va il mondo e ne dobbiamo prendere atto. Indignandoci il giusto.

 
   
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