Fumare:
è ora di smettere!
Mario ValpredaDirettore Sanità Pubblica
Regione Piemonte
Anche da noi il fumo di sigaretta è, dati alla mano, la principale causa di decesso: in Italia sono ben 85.000 le persone che ogni anno muoiono ad opera di questo micidiale killer. Ed è un trend in crescita anche se l'esercito dei fumatori, attestato sui 14 milioni, appare relativamente stabile.
La sanità pubblica ha da tempo lanciato i suoi allarmi, avviando energiche campagne antifumo. Adesso si stanno raccogliendo i primi, anche se ancora modesti, risultati. Perché smettere di fumare si può: lo dimostrano i sei milioni di italiani che, con volontà e
forti motivazioni legate alla consapevolezza dei gravi danni cagionati da questa diffusa abitudine, hanno deciso di dare un definitivo addio a sigarette e toscani.
Tuttavia, secondo i medici e gli psicologi in prima linea in questa meritoria battaglia, per convincere una persona a smettere di fumare non basta la sola conoscenza delle conseguenze sulla salute ma sono necessari anche forti aiuti psicologici e farmacologici. Sotto il profilo psicologico è meglio affidarsi ad un esperto, avvalendosi di quelli che tecnicamente si chiamano supporti strutturati. Senza peraltro farsi grandi illusioni perché vanno in porto appena il dieci per cento dei tentativi.
Altri interventi a più spiccata connotazione commerciale (ipnosi, agopuntura e simili) non hanno efficacia documentata, prescindendo dal possibile effetto placebo.
Per affrontare seriamente il problema, sostengono gli specialisti che operano sia attraverso il colloquio individuale sia mediante l'inserimento in gruppi di auto-aiuto, è necessaria una forte motiva-zione del fumatore a smettere.
I ricercatori milanesi dell'Istituto dei tumori raccomandano di rivolgere un'attenzione particolare ai giovani fumatori, in genere piuttosto trascurati soprattutto dai medici di famiglia, molti dei quali anch'essi fumatori incalliti. Infatti solo il dieci per cento dei ragazzi delle scuole superiori riferisce di aver ricevuto consigli sul fumo dal proprio medico: eppure ben il 60% dei ragazzi che fumano si rende conto della pericolosità di questa dipendenza e vorrebbe smettere.
A riguardo dei trattamenti farmacologici grandi speranze sta suscitando il bupropione, un farmaco non a base di nicotina, da tempo usato negli USA come antidepressivo. Il bupropione determina nel paziente una marcata riduzione di tutti quei sintomi (ansia, irritabilità, difficoltà di concentrazione) che si accompagnano alla mancata assunzione di nicotina. Secondo diversi studi controllati, con questo farmaco i tassi di cessazione dal fumo ad un anno dalla cura sono del 20 - 23%. Adesso si attendono altri dati dopo ricerche più ampie a livello di popolazione.
Va tuttavia sottolineato che smettendo di fumare si può andare incontro ad un piccolo aumento di peso, un disincentivo importante soprattutto nelle donne. Ma si tratta di una preoccupazione a cui si può facilmente porre rimedio, muovendosi un po' di più e facendo attenzione a non ingurgitare cibi troppo ricchi di calorie.
Occorre poi tener ben presente che rumare non danneggia solo chi acquista e consuma, più o meno voluttuosamente, sigarette e tabacco. Esistono infatti dati scientifici impressionanti (ed ancora sottostimati secondo i ricercatori!) sui danni causati dall'esposizione al fumo ambientale, il cosiddetto fumo passivo.
Tra le categorie più a rischio ci sono le donne gravide: l'esposizione al fumo in gravidanza è frequente causa di basso peso (meno di 2.500 grammi) del neonato alla nascita. Una condizione che predispone ad una maggiore morbosità e mortalità infantile. Ma ancor peggio è il fumare vicino ai lattanti perché, oltre a fargli rischiare la morte improvvisa per arresto cardiaco (le famigerate morti in culla) si predispongono i piccoli alle otiti medie, ai disturbi respiratori, all'asma ed ai tumori polmonari.
Non va infatti dimenticato che il fumo passivo è classificato tra i cancerogeni di gruppo A dall'Agenzia USA per la protezione ambientale (EPA) mentre l'Agenzia Mondiale per la Ricerca sul Cancro (IARC) sta per pubblicare un documentato volume sullo stesso argomento. Secondo quanto riferito da questi centri specializzati l'esposizione al fumo passivo è molto diffusa negli ambienti di lavoro di tutti i Paesi.
Emblematica la situazione statunitense dove circa il 37% dei 79,2 milioni di lavoratori non fumatori prestano la loro opera in ambienti di lavoro dove è permesso fumare. Ed è stato stimato che annualmente negli USA circa 3.000 fumatori muoiono per cancro polmonare causato da esposizione al fumo passivo. Situazione analoga viene descritta in Finlandia, dove il 2,8% dei decessi per tumore al polmone è attribuibile al fumo passivo nei luoghi di lavoro.
Infine sono in molti a rimarcare che non dev'essere solo lo spettro delle temibili ed estreme conseguenze sulla salute ad indurre a buttare definitivamente dalla finestra il pacchetto di sigarette. E' infatti assodato che i forti fumatori gustano meno cibi e bevande e vanno anche più rapidamente incontro all'impotenza sessuale. Altri validi motivi, squisitamente edonistici, per liberarsi di una assurda e costosa schiavitù.