Monferrato è una grande zona
e vuole una sua doc Barbera
Non è una novità, il Monferrato casalese morde il freno e insiste nella rivendicazione di una dignità propria rispetto alla grande area del Barbera doc. Storicamente le due province di Alessandria e Asti sono unite da un microsistema di doc, che deve essere revisionato in base alla realtà odierna, ma le idee non sono omogenee. Tanto più che nel frattempo si erano aggiunte altre doc, Piemonte e Monferrato, rendendo ulteriormente complessa la comprensione da pane del consumatore e dello stesso operatore commerciale.
In sintesi la situazione attuale è la seguente: Barbera d'Asti si fa in provincia di Asti e in una parte (il Casalese) della provincia di Alessandria. Il Barbera del Monferrato si fa sullo stesso territorio e in aggiunta sull'Alto Monferrato (sud della provincia di Alessandria).
Il Consorzio di tutela, presieduto da Luigi Dezzani di Cocconato (area Monferrato ma astigiano), sta ipotizzando una modifica, anche perché oggi esiste un solo albo vigneti per le due doc, e ciascun vignaiolo compie la scelta vendemmiale anno per anno.
Alcuni paesi del Monferrato casalese, molto prossimi ad Asti, puntano maggiormente sulla Barbera d'Asti, che sempre ha avuto sul mercato una quotazione migliore e oggi sta vivendo un buon momento di successo. Ma la maggior parte dell'area casalese è per la riaffermazione dell'orgoglio monferrino; campione di questa linea è Domenico Ravizza, enologo e contitolare della ViCaRa di Treville, oggi anche presidente della Compagnia dei Vignaioli del Monferrato (21 soci tra produttori, distillatori e ristoratori).
"L'area del Monferrato casalese, che per intenderci corrisponde alla denominazione del Grignolino del Monferrato casalese - afferma Ravizza - negli ultimi anni e per merito dei suoi vignateli ha realizzato una grande evoluzione, gradita dal mercato. Lo ha fatto con la doc Barbera del Monferrato, togliendosi dal vecchio equivoco della vivacità. Il problema è che per un certo periodo, si cercò di caratterizzare le due doc Barbera (d'Asti e del Monferrato), la prima sulla tipologia ferma e storica, più longeva e dignitosa, la seconda sulla tipologia vivace e frizzante, destinata ad una minor durata nel tempo. Se l'idea aveva una logica in senso generale, non teneva però conto dell'orgoglio di chi si sente figlio del Monferrato e non vuole rinunciare a questo nome (bellissimo) per i suoi vini più importanti, che non vuole chiamare "d'Asti"".
Proposte alternative? "Vorremmo creare una doc di evoluzione, nella quale i produttori del territorio trovino in "Monferrato Casalese" una denominazione che rifletta al meglio le caratteristiche di omogeneità pedoclimatica, che dovrebbe avere le sue distinzioni (sottodenominazioni) Grignolino, Grignolino riserva. Barbera, Barbera superiore. Barbera riserva e l'attuale doc Grignolino del Mon-ferrato Casalese senza per altro andare a modificare le attuali doc Barbera del Monferrato e Barbera d'Asti, per il motivo che tutto si crea ma nulla si deve cambiare per l'annoso retaggio dei diritti acquisiti".
E poi, sembra di capire che vorreste cambiare consorzio di tutela... "Naturalmente - conferma Ravizza - vogliamo fare un consorzio Monferrato Casalese con attività di controllo e zonazione del territorio, con l'individuazione (su richiesta delle aziende) dei vigneti di grande vocazione e loro certificazione, inserimento all'albo riserva dei vigneti individuati. Avremmo per la prima volta una serie di cru, autorizzati alle singole aziende, gestita dal consorzio. E naturalmente iniziarne subito il percorso procedurale per arrivare poi alla docg Monferrato Casalese." Un disegno preciso, che qualcuno può vedere come episodio scissionistico, alla ricerca delle piccole patrie, in un mondo che va verso i grandi numeri e la globalizzazione.
La risposta di Domenico Ravizza è netta: "No, non si tratta di secessione o di campanilismo minimalistico. Al contrario, è proprio la risposta corretta ai grandi temi della globalizzazione, fenomeno che assume molti aspetti negativi, ma che è anche inevitabile nell'ampliamento delle visioni di mercato. Occorre essere modernissimi e molto avanzati, ad esempio con processi di certificazione, che possiamo fare soltanto per dimensioni territoriali omogenee. Non è colpa nostra se il Monferrato è piccolo, ma è altrettanto certo che si tratta di una regione omogenea, di antica rilevanza storica, che può tornare anche a numeri molto maggiori nel medio periodo. Il nostro sviluppo non può venire a rimorchio di altre aree e può essere diverso. Nessun altro può gestirlo se non gli operatori del Monferrato, che oggi hanno buona coscienza del valore dei propri prodotti."
da Barolo & Co. marzo 2003