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Domande alla Politica
Le domande del vino alla Politica di domani: intervengono Claudio Rosso, presidente del Consorzio di tutela del Barolo Barbaresco e dei vini d'Alba;
Paolo Ricagno presidente del Consorzio di tutela del Brachetto d'Acqui;
Ezio Pelissetti direttore del Consorzio di tutela dell'Asti;
Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi.
Il numero di marzo 2008 di Barolo & Co. esce mentre si sta concludendo una difficile campagna elettorale che secondo molti osservatori prelude alla terza Repubblica italiana.
La Politica che verrà potrebbe anche essere diversa, perché cambiano in parte i protagonisti ed è emersa chiaramente dalla popolazione una volontà di cambiamento, con riduzione dei privilegi della “casta”, con una diminuzione dei costi della pubblica amministrazione, con maggiori efficienze operative.
Che cosa vorrebbe il mondo del vino dalla Politica che verrà? Barolo & Co. ha chiesto a persone rappresentative dei produttori organizzati di rivolgere le loro aspettative al nuovo Parlamento (potere legislativo) e al futuro Governo (potere esecutivo).
La nuova OCM ci danneggia
Claudio Rosso, presidente del Consorzio di tutela del Barolo e degli altri vini di Alba: “Dal nuovo Governo mi aspetto che si possa ancora rimediare ad alcune situazioni legate alla nuova OCM che ci vedono svantaggiati, ma soprattutto che si rinnovi finalmente la legge 164 dotando i produttori e le loro rappresentanze consortili di maggior possibilità di essere protagonisti delle proprie denominazioni, anche e soprattutto in collaborazione con le categorie di settore e con le pubbliche amministrazioni locali in una visione moderna delle doc e docg ed in funzione del loro possibile passaggio alla struttura delle dop prevista a livello Comunitario entro il 2010. Le grandi denominazioni storiche dei vini sono una risorsa per l’Italia da usarsi anche in chiave promozionale e comunicativa per aprire nuove relazioni con l’estero.”
Gli fa eco Paolo Ricagno, presidente del Consorzio di tutela del Brachetto d'Acqui: “Dal punto di vista commerciale il Piemonte sta vivendo un periodo non soddisfacente, in particolare per i vini Barbera e Dolcetto. Le norme legislative che li regolano non è aggiornata alle esigenze dei mercati nazionali e internazionali. Quindi vedo soprattutto problemi di carattere legislativo, che riguardano il Parlamento, ma è evidente che occorre una iniziativa governativa. Tra l'altro debbo constatare che da tempo il mondo del vino piemontese non ha referenti riconosciuti nelle istituzioni, e purtroppo ciò accade mentre cresce l'importanza economica e strategica del settore vino, con problemi urgenti e gravissimi per le aziende e gli addetti ai lavori”.
Cerchiamo di limitare i danni
“A essere sinceri – afferma Ezio Pelissetti, direttore del Consorzio dell'Asti – con l'esperienza delle ultime legislature, ci sarebbe da auspicare che i rappresentanti del Parlamento e dell'esecutivo nella nuova legislatura si occupino poco del settore vitivinicolo, per non arrecare troppi danni. I rischi ci sono viste le grandi questioni aperte, nazionali e internazionali. Dall'applicazione della nuova OCM vino, i cui effetti non sono ancora ben chiari e saranno decisive le scelte nazionali, alla razionalizzazione del sistema produttivo e di commercializzazione (vigneto, dimensioni aziendali, sinergie per la comunicazione la promozione e la distribuzione ecc.). Per affrontare problematiche così rilevanti le Istituzioni devono essere autorevoli e professionalmente in grado di "guidare" il settore, traendo forza da Organizzazioni rappresentative della filiera altrettanto autorevoli, capaci e volte unicamente al bene del settore”.
Ci vuole un Testo unico
“Dobbiamo sperare che così accada – continua Pelissetti – ma nel frattempo davvero mi accontenterei di molto meno: per esempio che il Governo metta mano a una concreta revisione dell'intero impianto legislativo che regola il settore per proporre al Parlamento un "Testo unico" nuovo , semplice, efficace e poco oneroso per i produttori e le aziende . Non tutto è da buttare, ma molte sono le norme ormai inutili e spesso dannose da eliminare. E sicuramente qualcosa di nuovo si deve introdurre”.
Vogliamo le doc
nei bag in box
In concreto quali sono i provvedimenti più urgenti, auspicabili per questo comparto, quelli che – in gergo politico – si dovrebbero affrontare nei primi cento giorni del futuro Governo? “Il primo problema importante da affrontare – afferma Paolo Ricagno – è togliere l'impossibilità di imbottigliare i vini doc in contenitori diversi dal vetro; oggi tutti sanno che esiste un mercato del nord Europa che chiede il vino di alta qualità nei bag in box. Il secondo problema è sicuramente quello delle chiusure alternative al tappo di sughero: per le docg oggi non sono ammessi i tappi di silicone, così come i tappi a vite; non soltanto sono soluzioni sicure e affidabili, ma soprattutto sono più adatte ai mercati nuovi, ad esempio quelli asiatici, dove spesso il cavatappi è sostanzialmente sconosciuto tra i consumatori”.
Meno burocrazia
e più tutela
Alla nuova Politica Claudio Rosso chiede due indirizzi normativi netti: riduzione della burocrazia e incremento della tutela. “I marchi di prestigio devono essere finalmente protetti; ad esempio non vogliamo più vedere un vino messicano chiamato “Albarolo”, senza che ci siano strumenti per intervenire. Questo è un problema sia legislativo che esecutivo: occorrono norme efficaci, ma occorre subito una forte iniziativa governativa a tutela del made in Italy. Un altro esempio: la contraffazione delle fascette doc e docg deve diventare un reato penale, altrimenti saremo sbeffeggiati”.
Dati certi
e rispetto delle regole
“Dall'esecutivo – continua Ezio Pelissetti – desidererei che imponesse il rispetto delle regole e degli obblighi che Parlamento e Governo hanno stabilito per i produttori, le organizzazioni e gli Enti interessati (Regioni, Comuni, Province, CCIAA, ICQ). Sembra incredibile ma oggi Regioni ecc. possono tranquillamente disattendere ai propri compiti senza che nessuno chieda mai loro conto. Così, forse potremo finalmente conoscere l'entità del vigneto Italia, della sua produzione, delle bottiglie prodotte e commercializzate, cose normali per ogni Paese normale, in Italia ancora oggi utopia”.
Tra le riforme necessarie, anche se meno immediate, emerge nettamente la domanda di una revisione dell'attuale sistema delle denominazioni d'origine, regolamentata dalla legge 164.
Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi e componente del Comitato nazionale Vini doc: “Entro due anni abbiamo l'obbligo di cambiare tutte le nostre denominazioni, in base alle norme dettate dalla Unione Europea. In sostanza, non soltanto dovremo modificare la legge 164 ma anche tutte le norme relative alle singole doc. E' un lavoro gigantesco di cui il Governo dovrà prendere coscienza. Sarà l'occasione per fare riduzioni, accorpamenti, le doc diventeranno dop, le igt diventeranno igp; non è soltanto un cambio di sigle, ma di mentalità e i riferimenti diventano i funzionari di Bruxelles. Il Governo dovrà ascoltarci e comprendere le nostre esigenze”.
Viene da pensare che, oltre a Mister Prezzi, sarebbe bene pensare ad un Mister Vino, perché le consultazioni vanno bene, ma occorre un buon livello di efficienza decisionale.
Urgente
una promozione
coordinata
Fortissima è inoltre l'istanza di una promozione efficace e autorevole, che – come sostiene Paolo Ricagno – “ci permette di fare squadra, perché il Piemonte ha una gamma veramente universale di vini, come nessun'altra regione e inoltre il nostro territorio è unico, dotato di una ricchezza paesaggistica, culturale, gastronomica, senza paragoni. Possiamo conquistare il mondo ma nessuno di noi lo può fare da solo”.
Anche Claudio Rosso si sofferma sulla promozione coordinata e si domanda: “Cominciamo con una cosa semplicissima: misuriamo i risultati reali e quindi la qualità delle varie operazioni di comunicazione e promozione che si fanno!” Così arriva alla conclusione che “noi produttori dovremmo far crescere la coscienza di categoria e la volontà di saper esprimere le nostre indicazioni verso chi “lavora per noi” ad ogni livello. Siamo un settore importante, che può mettere insieme le risorse necessarie. Bisogna però voler vincere, anche se il contesto mondiale è estremamente difficile”.
Lapidario Ezio Pelissetti: “La situazione esistente della promozione e della pubblicità sul vino, effettuata con risorse pubbliche da Enti pubblici e privati, da associazioni, da aziende, è caotica e scandalosa. Dal Parlamento ci aspetteremmo una regolamentazione per impedire che si continui così”.
marzo 2008
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