Da Barolo & Co.
giugno 2003


Si debbono incontrare
la domanda degli enoturisti
e l'offerta delle vinerie

Elio Archimede




Può capitare in una sera afosa di giugno di salire le splendide colline del Monferrato e di trovarsi a Camagna, bello, illuminato nei suoi pregi storici, con i selciati ben ripristinati nel centro storico, attraversato da un invitante venticello fresco, lontano in pianura le luci di una società più affannata e accaldata.
Un'insegna dell'Elfo incuriosisce e allora ti trovi a suonare ad una porta con su scritto "vineria". Si apre la porta e ti appare una architettura di gran pregio e ricchi scaffali di bottiglie. Tutto è bellissimo. Dopo pochi minuti, sorseggiando una morbida grappa dell'antica distilleria di Altavilla (Laura Mazzetti) sei già a confessarti reciprocamente con i sogni di un enotecaro perplesso, fuggito da un altro lavoro nell'aspettativa di una grande impresa commerciale, fondata sull'interesse culturale del mondo contemporaneo relativo ai vini di qualità. Dieci anni fa si era aperta l'enoteca Barolo & Co. n.l, con l'idea di rendere protagonista il vino, di servire a calice qualunque delle 250 etichette presenti in cantina, di avviare una selezione di piemontesi, valdostani e liguri per tanti altri locali convenzionati, n.2, n.3 ecc. Pochi mesi dopo si era capito che il mondo non era ancora maturo per questa proposta, che occorreva nelle vicinanze una massa critica di potenziali consumatori, che doveva diventare un punto di incontro abituale tra produttori (più pronti e disponibili) e consumatori...
Tieni duro amico Piero e non essere amareggiato se continuano a chiederti servizi tradizionali di ristorazione oppure di ospitare banchetti e cerimonie varie. La via italiana verso la moderna osteria passa evidentemente attraverso queste forme di finanziamento delle strutture e del lavoro, mentre la restante attinta, con forti contenuti culturali, non può ancora andare in economia, almeno per il momento. Eppure, e in questo numero lo registra Barolo & Co., Cantine Aperte continua ad andare bene e a rivelare l'esistenza di un pubblico consistente e diffuso in tutta Italia, ammalato di curiosità intellettuali nei confronti del vino, pronto ad acquistare bottiglie per farsi la dotazione privata, speranzoso di avere altri appuntamenti del genere. Eppure in questo stesso numero Barolo & Co. registra che le iniziative promozionali attivate dall'Enoteca Italiana di Siena e dalle altre enoteche pubbliche, per il primo campionato italiano di degustatori non professionisti, hanno raccolto già dal primo anno un interessantissimo campione del nuovo popolo del vino, curioso, intelligente, preparato e umile nella ricerca di nuove conoscenze, disponibile a muoversi per incontrare e degustare, pur svolgendo nella società funzioni ben distanti dal vino.
Si direbbe che esiste un problema di comunicazione tra le centinaia di migliaia, i milioni di cultori e amatori del vino, pronti a muoversi, ad incontrare, a confrontarsi e a spendere per conoscere, e dall'altra parte le decine, le centinaia di coraggiosi imprenditori commerciali, che hanno aperto magnifici locali di vineria, enoteca con cibo, winebar o enobar, ed oggi si interrogano sulla remunerazione possibile del proprio lavoro, sulla redditività di un'impresa che i più definiscono ideale per l'oggi. Questi due mondi debbono incontrarsi e quindi soprattutto debbono sapere l'uno l'esistenza dell'altro, debbono entrare in rete, debbono interagire per fare sistema e per fare economia, per trovare risposta positiva alle carenze che ciascuno di loro registra attorno a sé.
Dobbiamo essere fiduciosi: esiste una forte domanda e esiste ormai anche una discreta offerta, ma fanno fatica ad incontrarsi. Potrebbe essere la nostra missione per favorire questo incontro e tante iniziative per continuare la conoscenza e renderla effettiva amicizia. Proviamoci.
 
   
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