Distretti del vino:
atto primo nel Piemonte che conta
C'è una stupida abitudine in Piemonte a confondere il basso con l'alto. La regola geografica è che alto deve essere chiamato il territorio che presenta la maggior altitudine sul mare e non la collocazione sulla carta geografica (che dovrebbe sempre essere posta in orizzontale per non farsi idee sbagliate). Così ci sono in giro denominazioni e cartelli sul "basso Piemonte" riferito al Piemonte del sud, che invece, rispetto alle pianure nel nord è il vero "alto Piemonte".
Eppure sicuramente anche a proposito dei Distretti del Vino si diranno stupidaggini del genere, confondendo sud e "basso". La colpa è della brutta legge regionale che istituisce i distretti per volontà del legislatore del tempo e non in base alle libere scelte degli imprenditori e dell'economia. Ovunque i distretti territoriali riferiti ad un prodotto (vino oppure altro) sono nati per generazione spontanea, sulla base di tendenze economiche e fondandosi su realtà territoriali omogenee. Il Consiglio Regionale volle diversamente e decise che in Piemonte i distretti sono due, l'uno comprendente le province di Alessandria, Asti e Cuneo e un pezzo della provincia di Torino (97% della produzione vinicola) e l'altro comprendente il resto delle province piemontesi a nord (3% della produzione). In barba al principio che le leggi non si possono fare sulla misura delle persone, allora c'era un assessore vercellese e allora la sua zona doveva avere la stessa dignità del sud Piemonte.
La realtà vera è che non esiste nessuna omogeneità territoriale, né metodologie comuni, né ideologie enologiche, né tantomeno leadership unitarie tra Langhe, Roero, Astesana, Monferrato, Alto Monferrato, Colline Tortonesi. Infatti la formazione del gruppo dirigente di questo presunto Distretto è stata faticosa, contrastata, poco esaltante.
I Distretti veri del Piemonte sono quelli indicati con i nomi geografici, cui corrispondono anche le doc e docg a famiglie; la cosa più sensata era lasciare che ciascun territorio scegliesse come aggregarsi in base distrettuale, ma tant'è, ormai la legge ha dettato norme diverse.
Malgrado tutte queste premesse e malgrado sia risultato evidente che né la Regione né le Province hanno saputo assumere una leadership credibile nelle varie riunioni di insediamento, infine il Distretto del sud Piemonte si è dato un presidente e un esecutivo. A larga maggioranza (dopo alcuni ritiri) è stato eletto Flavio Accornero, persona che si occupa professionalmente di vino come consulente, nativo del Monferrato astigiano (Viarigi) e impegnato in Regione Piemonte come collaboratore dell'assessore all'artigianato. La sua collocazione politica è nell'area di centro del centrodestra, ma la sua candidatura è stata presentata a livello tecnico, tagliando trasversalmente gli schieramenti; Accornero ha così raccolto adesioni libere, sovvertendo pronostici diversi e facendo prevalere una logica di competenze integrate alla rappresentanza territoriale.
Infatti l'esecutivo che lo affiancherà risulta composto da Ernesto Abbona industriale vinicolo di Barolo, Vincenzo Balbiano vignaiolo di Chieri, Roberto Bava imprenditore vinicolo di Cocconato d'Asti, Mauro Colombo direttore della Cantina sociale di Tortona, Romano Dogliotti vignaiolo di Castiglion Tinella, Vincenzo Gerbi professore universitario, Mario Lovelli sindaco di Novi Ligure, Raul Molinari giornalista e presidente dell'Enoteca Regionale di Mango, Giuseppe Nervo agronomo e assessore provinciale di Alessandria, Franco Pigino agricoltore e agriturista casalese, Renata Salvano sindaco di Verduno, Mario Scrimaglio industriale vinicolo di Nizza Monferrato.
La sede del neo Distretto è ad Asti, in piazza Roma, nella sede che fu del consorzio di tutela dell'Asti, accanto alla Casa dell'Asti. Una sede prestigiosa e baricentrica. Il problema è di vedere ora questo nuovo organismo all'opera.
La legge gli attribuisce sulla carta una quantità di mansioni, quasi un'esclusiva decisionale in materia vinicola, soprattutto per quanto riguarda la promozione.