Da Barolo & Co.
settembre 2002


Il nuovo:
i Distretti e le Strade del Vino

Elio Archimede


I suoi primi vent'anni di vita Barolo & Co. li compie esattamente con questo numero, felice di avere assunto la cadenza trimestrale, per poter annotare e commentare gli eventi e le tendenze più significative, al servizio dei lettori che vogliono capire qualcosa di più di quanto è consentito dalle confuse cronache di oggi.
Non sono poche le novità di questi mesi nel Piemonte del vino. In primo luogo è stato dato un vertice al primo Distretto Vino (che comprende le intere province di Alessandria, Asti e Cuneo e un pezzo della provincia di Torino). Barolo & Co. ha scritto più volte che la legge dei Distretti era fatta male e infatti ci sono voluti due anni per arrivare a questo primo insediamento; ha scritto anche che in Piemonte da gran tempo manca un governo del comparto vino.
L'augurio (con una buona dose di scetticismo) è che con questo atto si siano risolti due problemi: sbloccare un meccanismo antidiluviano per arrivare ad una sintesi di rappresentatività e nello stesso tempo aver dato il via ad una fase storica in cui il vino si possa autogovernare. Non sarà facile, ma qualche premessa c'è: infatti il vertice del Distretto è risultato composto da un gruppo soddisfacente di persone, scelte su una opzione trasversale, non politica ma tecnica. Il primo Distretto presenta quindi alcune premesse di operatività, che naturalmente vanno verificate nel tempo.
Oggi il Distretto o le Strade del Vino rappresentano il nuovo che emerge, in materia di promozione ma non solo: rappresentanze concrete, integrate tra pubblico e privato, temprate dalle esperienze di questi vent'anni (o poco più) di storia della promozione vinicola, orientate su una gestione privatistica, in attesa di un finanziamento pubblico che non può mancare, ma che spesso si fa desiderare. Di fronte a questi nuovi soggetti e a questa nuova metodologia di marketing territoriale, resiste malgrado gli scarsi risultati conseguiti in passato tutto un reticolo di enti, istituzioni, gruppi di potere che ovviamente preferirebbero conservare le leve del comando.
Intanto il federalismo regionale fa fatica a concretizzarsi, anche se dovrà inevitabilmente vincere le ultime resistenze. Alle prime prove delude il sistema delegato alle Province dalla Regione in materia di agricoltura, ma era del tutto prevedibile che non fosse sufficiente un semplice trasferimento di portafoglio, senza un contemporaneo trasferimento di risorse umane e di competenze specifiche.
Contemporaneamente traballa il metodo interprofessionale applicato alle uve Moscato d'Asti per la produzione industriale dell'Asti, ma contemporaneamente altri segnali fanno intendere che l'integrazione verticale di filiera sia assolutamente indispensabile allo sviluppo. E non è casuale che il Piemonte sia attraversato da qualche brivido di iniziative innovative (ne avremo riscontro al prossimo Salone del Vino di Torino).

 
   
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