
Si è svegliato l'interesse per uno storico vitigno autoctono del Piemonte, "Albarossa" (così battezzato dal prof. Eynard negli anni 70, quando si mise ordine alla importante Collezione Dalmasso). Coltivato a livello di studio dalla tenuta La Cannona di Carpeneto (Alessandria), azienda agricola sperimentale della Regione Piemonte, questo vitigno diventa ora protagonista di un progetto di sviluppo.
L'iniziativa è di tre importanti aziende vinicole piemontesi: Banfi di Strevi (appartenente al gruppo italo-americano di Montalcino), Michele Chiarlo di Calamandrana, Prunotto di Alba (appartenente alla famiglia Antinori di Firenze) hanno infatti sottoscritto una convenzione con l'azienda regionale per la formazione di un nuovo vigneto di Albarossa (un ettaro circa) da cui ricavare il materiale viticolo per l'impianto delle proprie vigne.
Il primo vino prodotto di questo progetto sarà disponibile quindi soltanto fra alcuni anni, perché soltanto ora questo vitigno è stato dichiarato ufficialmente ammesso per le province di Asti, Alessandria, Cuneo. L'impegno del gruppo di imprenditori è motivato dalla modernità di questo vino, realizzato finora soltanto in micro-vinificazioni della tenuta La Cannona.
Trattandosi di un incrocio tra barbera e nebbiolo, Albarossa pare conservare tutto il patrimonio di autociarsi del primo vitigno e accresscere di molto il corredo di profumi tradizionali del secondo vitigno. Potrebbe quindi nascere da questa scoperta un vino rosso innovativo, abbastanza corrispondente ai gusti contemporanei ma derivato non dai cosiddetti vitigni internazionali, bensì da un genuino rappresentante del patrimonio viticolo autoctono del Piemonte.
È per ora soltanto un'ipotesi (che Renzo Cottarella dirigente di Antinori iscrive nell'area passionale dell'imprenditoria enologica), ma da questo progetto di gruppo potrebbe derivare un vino che si andrebbe a collocare in posizione intermedia rispetto al Barbera e al Barolo. Michele Chiarlo precisa che il gruppo delle tre Case vinicole intende arrivare ad una denominazione d'origine controllata, per mettere dei vincoli qualitativi all'impiego del nuovo vitigno, tutelandone le prospettive.